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Istituzioni, fiducia in calo. Si salva solo la Ue

Anche gli ultimi dati delle ricerche di opinione lo mostrano con chiarezza: gli italiani appaiono sempre più stanchi ? e disillusi? dalla politica e dai suoi rappresentanti. È un fenomeno noto, già sottolineato dalla gran parte degli osservatori e dei commentatori del nostro Paese, ma che si è particolarmente accentuato in queste ultime settimane. Insomma, i cittadini si dichiarano in misura crescente sfiduciati. Sempre più delusi dal centrodestra (cui pure è stata assegnata tanta fiducia in passato) e, in particolare, dal governo. Que-st’ultimo, già minato dalle polemiche sulla vita privata del premier, è accusato di immobilità e di eccessiva concentrazione sul tema della giustizia. Ma, come si sa, la disaffezione nei confronti dell’esecutivo non giova al centrosinistra. La maggioranza degli elettori pare, infatti al tempo stesso relativamente poco propensa a ritenere credibili le proposte dell’opposizione. La disillusione colpisce dunque entrambi i poli. Se ne ha conferma dal dato dell’astensionismo potenziale, più volte sottolineato in questi giorni, che ha superato il 40%. E lo si rileva anche dalla continua diminuzione di consensi, sia pure virtuali, per entrambi i partiti maggiori (Pdl e Pd), a favore di forze politiche di dimensioni minori, ma più caratterizzate da una logica di protesta verso la situazione attuale come lo sono Di Pietro, Grillo, sino, in qualche misura, allo stesso Fini. Questo calo di fiducia si ripercuote anche sul consenso nei confronti delle principali istituzioni. Nel senso che ? è questa la novità emersa nelle ultime settimane ? i cittadini tendono a «estendere» la loro disillusione anche agli ambiti non strettamente politici, ma comunque legati al funzionamento dello Stato. In altre parole, la sfiducia si dipana dal mondo della politica in quanto tale a tutte (o quasi) le istituzioni del paese. Si è già rilevata, su queste colonne, la caduta di popolarità del presidente del Consiglio (dal 36 al 34%). Ciò che oggi appare nuovo e, forse, sorprendente è che cade anche, pur restando a livelli molto più elevati, la popolarità delle istituzioni tradizionalmente più amate dagli italiani: la Polizia e i Carabinieri (ove la fiducia passa dall’85% di settembre all’82% di oggi), le Forze Armate (dall’81% all’80%) e, financo il Presidente della Repubblica (dall’ 84% al 79%, con una diminuzione rilevabile specialmente nel pubblico di centrodestra). Il trend di sfiducia investe anche la Chiesa cattolica, per la quale il consenso, in poco più di un mese, passa dal 66% al 64%. E non risparmia la Confindustria (dal 35 al 32%), mentre il sindacato si manifesta come una delle poche istituzioni in controtendenza, dato che registra una crescita di fiducia dal 30 al 34%. Le uniche due istituzioni politiche che mostrano un (lieve) incremento del consenso sono l’Unione europea e il Parlamento. I motivi di questa controtendenza sono intuibili. La Ue costituisce, da sempre, il rifugio e la speranza dei nostri concittadini: come se solo l’Europa possa tirarci fuori dal disastro attuale. Riguardo alla fiducia al Parlamento, che pure rimane bassa, sembrerebbe che i cittadini, pur manifestando la loro disaffezione per tutto ciò che riguarda la politica e, in una certa misura, anche lo Stato, vogliano preservare dalla loro crescente protesta l’istituzione che, secondo molti, maggiormente rappresenta la democrazia. Accusando, al tempo stesso, la politica di non preservarla abbastanza. E attendendo un mutamento di rotta da parte di quest’ultima, magari con un rinnovamento sia dell’offerta dei partiti (ad esempio, con la formazione del «terzo polo» di cui tanto si è parlato in questi giorni) sia del personale politico (anche con la discesa in campo di soggetti provenienti dalla società civile come, ad esempio, Montezemolo).

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