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Internet senza fili gratis nei Comuni Da bar e librerie parte l’Italia wi-fi

MILANO – Una rete wi-fi federata, nazionale e politicamente bipartisan. Di iniziativa pubblica. Ma accessibile a tutti, non solo a librerie e biblioteche ma anche ai locali privati, bar e ristoranti, grazie alla piattaforma open source da 2 milioni e mezzo di euro messa a disposizione per tutti gli enti locali dal presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. Si chiamerà Free Italia wi-fi e nascerà il 30 novembre all’Internet governance Forum, appuntamento annuale di iniziativa Onu. Il progetto di cui è venuto a conoscenza il Corriere era già in cantiere. Non è certo nato nell’ultimo weekend all’ombra del pacchetto sicurezza del governo che venerdì ha anticipato la liberalizzazione del wi-fi dal prossimo 1 gennaio 2011. Tanto che, ufficiosamente, ci sarebbe già l’in-teresse da parte delle province di Siena, Torino, Potenza e Pesaro. Mentre un progetto sperimentale di collaborazione è già in corso tra la provincia di Roma, il comune di Venezia e la Regione Sardegna. Ma ora con la posizione presa dal ministro degli Interni, Roberto Maroni ? l’apertura delle reti senza fili per permettere di navigare liberamente nei luoghi pubblici con i propri computer, smartphone, tablet e iPad ? il nuovo piano nasce in discesa. È una questione di realpolitik applicata agli investimenti digitali: se l’apertura e l’accesso gratuito al web è argomento sempre più popolare e politicamente spendibile, il rischio, prima dell’endorsement indiretto del governo, era che alcuni amministratori locali potessero declinare l’invito per la posizione politica di Zingaretti (Pd). Ma adesso sembrano esserci le condizioni per una partecipazione trasversale. E d’altra parte sembra anche naturale che sull’annosa questione del digital divide a fare da motore propulsore sia il territorio con gli enti locali. «È evidente che le novità annunciate da Maroni ? anticipa Zingaretti ? aprono un grande spazio che ora dobbiamo colmare: è possibile modernizzare il Paese a partire dalle infrastrutture materiali ma la realtà è che si parla da anni del ponte sullo Stretto di Messina e non è successo nulla. È anche una questione culturale: attraverso la rete wi-fi, in parte immateriale, si può modernizzare il Paese andando a sviluppare anche i servizi alle famiglie e alle imprese che sono la vera cifra della competitività. Aggiungo che non chiediamo nulla ma cominciamo semplicemente a farlo». Di fatto non sarà il pubblico a pagare le connessioni a Internet: il costo della navigazione rimane sulle spalle di esercenti e realtà che decideranno di federarsi. Ma l’ente locale si farà carico di quello che era il costo amministrativo (materiale e immateriale) della nascita di una rete wi-fi. La provincia di Roma, ormai ben rodata, ha già raggiunto i 500 hot spot e i 42mila iscritti. E se il decreto Pisanu poneva dei concreti freni all’iniziativa singola nell’apertura di una porta senza fili per la navigazione pubblica su Internet, ora il modello romano si presta a risolvere anche gli allarmi lanciati dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso: per accedere alla rete bisogna iscriversi al servizio a priori con il proprio numero di cellulare. In questa maniera l’onere di «registrare» gli accessi al web per rintracciare eventuali criminali informatici, terroristi o pedofili viene gestito dall’ente pubblico locale. Inoltre con la firma di alcuni protocolli che permetteranno lo scambio degli accessi chi si iscrive, per esempio, a Siena potrà comunque accedere in ogni angolo del territorio dove ci sarà una porta della rete federata. Per l’Italia che ha un numero ridotto di hot spot (solo 4 mila contro i 28 mila della Gran Bretagna e i 30 mila della Francia) potrebbe essere il progetto chiave per trainare il Paese nell’era post Pisanu per il wi-fi.

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