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India, dubbi sull’e-vote

L’esperto di sicurezza Hari Prasad aveva dimostrato (in diretta televisiva nazionale) che le macchine utilizzate per il voto elettronico nelle elezioni indiane potevano essere violate per cambiare il risultato delle votazioni. Ora è stato arrestato.
Dal 2004 in India viene utilizzato un sistema di voto elettronico svilluppato da due aziende controllate dal governo. Già prima dell’intervento di Prasad l’insicurezza del sistema di voto elettronico era stata al centro del dibattito nel Paese, ma gli esperti non potevano accedere alle macchine per verificarne la sicurezza: il Governo aveva sempre rifiutato a terzi di metterci le mani, affermando che vi fossero questioni di proprietà intellettuale da difendere.
Prasad, che in diretta tv aveva smanettato con una di queste, è stato arrestato proprio con l’accusa di aver rubato la macchina del voto utilizzata per la dimostrazione. Ha rifiutato, d’altronde, di fornire alle autorità il nome della persona che gliel’ha fornita: insomma, o verrà fuori la fonte anonima da cui ha ottenuto la macchina che risulta rubata da uffici di Mumbai, oppure verrà perseguito per il reato di furto.
La cronologia degli eventi, per la verità, è meno lineare di quanto ci si potrebbe aspettare: la diretta televisiva con la dimostrazione della vulnerabilità del sistema di e-voting è datata 29 aprile, il furto della macchina è stato denunciato il 12 maggio e l’arresto vi è stato solo il 22 agosto.

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