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Incostituzionale la legge delega di riforma della dirigenza pubblica

La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge delega di riforma della dirigenza pubblica. Mediante la sentenza n. 251/2016 ha dichiarato “1) l’illegittimità costituzionale dell’art. 11, comma 1, lettere a), b), numero 2), c), numeri 1) e 2), e), f), g), h), i), l), m), n), o), p) e q), e comma 2, della legge 7 agosto 2015, n. 124 (Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche), nella parte in cui prevede che i decreti legislativi attuativi siano adottati previa acquisizione del parere reso in sede di Conferenza unificata, anziché previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni;”

Bocciata pertanto una delle riforme chiave dell’esecutivo, quella della Pubblica Amministrazione (Riforma Madia). Uno dei provvedimenti su cui il Governo ha lavorati sin dal suo insediamento. La legge delega Madia, ha stabilito la Corte, è “parzialmente illegittima” perché lede in alcuni punti chiave l’autonomia delle Regioni: su dirigenti pubblici, organizzazione del lavoro, società partecipate e servizi locali. I decreti di attuazione infatti, in gran parte già approvati dal governo, hanno bisogno di una “intesa” con i governatori in Conferenza Unificata, non di un semplice «parere». Uno stop che si riverbera anche sul referendum del 4 dicembre, quando gli italiani dovranno decidere tra le altre cose se accentrare in capo allo Stato una serie di competenze oggi affidate dal Titolo V della Costituzione alle Regioni.

Maggiori approfondimenti sulla bocciatura della riforma della PA lunedì su queste pagine.

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