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Incompatibilità, soluzione normativa

Un intervento normativo ad hoc per dare attuazione alla decisione della Consulta sull’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco. Coinvolgendo anche i presidenti delle province. Con l’ok delle opposizioni e l’astensione di Pdl e Lega, è passata ieri a maggioranza, nella giunta per le elezioni della Camera, la proposta del presidente Maurizio Migliavacca di dare il via nel comitato ristretto (il comitato per la verifica delle incompatibilità, organismo della stessa giunta, presieduto da Pino Pisicchio) all’istruttoria sulla non compatibilità del doppio incarico di deputato e sindaco di città oltre i 20mila abitanti, a seguito del pronunciamento della Corte costituzionale, di qualche giorni fà. Il comitato, che si dovrebbe riunire già giovedi della prossima settimana, per estensione si occuperà anche del doppio incarico di chi ricopre il ruolo oltre che di deputato anche di presidente di provincia, non esplicitamente menzionato dalla Consulta. Compito dell’organismo sarà valutare se la sentenza è immediatamente esecutiva e se i deputati dovranno subito scegliere tra l’emiciclo dell’aula della Camera o il ruolo di primo cittadino. Sono quindici, in tutto, i casi di cui si tratta. Ai sei sindaci (Cristaldi, Dussin, Marini, Paroli, Traversa e Zacchera) si uniscono i presidenti di provincia Armosino, Cesaro, Cirielli, Iannarilli, Molgora e Antonio Pepe, Pirovano, Simonetti, Zinzi.  “A mio giudizio – ha sottolineato Migliavacca nel suo intervento introduttivo – la sentenza della Corte costituzionale va coerentemente e tempestivamente attuata. I presidenti di provincia non sono esplicitamente indicati, ma in base ad un principio di uguaglianza e non disparità ritengo opportuna” l’applicazione anche a loro. Il presidente ha quindi spiegato di aver proposto in giunta che si avviasse l’istruttoria sull’incompatibilità e che, come prevede il regolamento, essa sia condotta dal comitato presieduto da Pisicchio. “Di fatto è la stessa decisione seguita dal Senato”, sottolinea Gregorio Fontana, segretario d’aula del Pdl. “Noi ci siamo astenuti perché volevamo un approfondimento ulteriore”. La necessità “di un’agenda ragionata” per avere il tempo di leggersi le carte, viene sottolineata dal pidiellino Giorgio Stracquadanio. “L’applicazione della sentenza della Corte non necessariamente ha una sola strada. Non c’è automatismo. Può coinvolgere la necessità di disporre di norme. Si è di fronte ad una situazione del tutto inedita e quello che mi turba è la fretta sotto la pressione della stampa”, aggiunge ancora. Nel frattempo, su un altro versante, quello delle riforme federaliste, si sta per passare alla fase della correzione dei primi provvedimenti adottati dall’esecutivo. “La Commissione ha ascoltato con molta attenzione le esigenze e le preoccupazioni rappresentate dalle autonomie territoriali e ne terrà sicuramente conto nel momento in cui si tratterà di intervenire, con eventuali correttivi, sui decreti attuativi del federalismo fiscale fin qui emanati”, ha afferma ieri il presidente della Commissione parlamentare per l’Attuazione del federalismo fiscale, Enrico La Loggia, al termine dell’audizione del “Comitato dei 12” rappresentativo delle regioni, delle province e dei comuni. “Le questioni poste nell’incontro – assicura La Loggia – sarà mia cura trasmetterle anche ai ministri dell’Economia Giulio Tremonti e per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli, già invitati a venire in Commissione per fare il punto sullo stato di attuazione del federalismo fiscale e sull’impatto che le varie misure di carattere economico imposte dalla crisi internazionale possono avere su di esso”. Va ricordato che nell’ultima riunione il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare il decreto correttivo del fisco municipale, la cui stesura è comunque in fase di ultimazione in queste ore.

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