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Incognita da 10 miliardi sulla riscossione locale

MILANO – L’arrivo sulle scrivanie degli uffici tributi dei Comuni di una valanga da 10 miliardi di euro in ruoli da gestire e portare in cassa, il blocco della riscossione locale per un “vuoto di potere” inaspettato e tutto da gestire, l’impantanarsi delle procedure coattive per milioni di cartelle che nel 95% dei casi non arrivano a mille euro, e vengono frenate dal restyling della riscossione scritto nel decreto Sviluppo (Dl 70/2011). È per evitare tutto questo che ieri Parlamento, amministratori locali e attori della riscossione hanno avviato un tavolo per correggere in tempo utile le previsioni del decreto Sviluppo, che ha previsto l’addio di Equitalia dalla riscossione locale a partire dal 2012, non ha chiarito le modalità del passaggio di consegne (all’articolo 7 c’è scritto semplicemente che dal prossimo Capodanno Equitalia cessa «di effettuare le attività di accertamento, liquidazione e riscossione» per Comuni e società partecipate) e ha coinvolto i tributi locali nel freno alle azioni esecutive sotto i 2mila euro. A chiamare a raccolta i vari attori in campo è stata la commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria, presieduta da Maurizio Leo (Pdl), che ieri ha messo intorno a un tavolo agenzia delle Entrate, Equitalia, dipartimento Finanze, Anci e Aspel, l’associazione che riunisce le società pubbliche che si occupano di entrate locali (da Roma Entrate alla torinese Soris, per fare qualche nome). La riunione in commissione è stata anche l’occasione per l’emersione di numeri-chiave su un terreno poco indagato come quello della riscossione locale gestita da Equitalia. Nei 5.300 Comuni gestiti continuativamente dall’agente nazionale nell’ultimo triennio, la coattiva vale circa 2 miliardi all’anno, con un tasso di riscossione che oscilla dal 66% dei ruoli nati nel 2000 al 19% di quelli emersi nel 2010. Numeri che, in base a una “brutale” media matematica, indicano un rapporto medio fra accertato e riscosso del 42,5%, e che di conseguenza possono portare a stimare un carico di ruoli ancora da perfezionare intorno ai 10 miliardi per gli ultimi dieci anni. La manovra (Dl 98/2011) ha fatto slittare di un altro anno i termini per mettere il bollino della «inesigibilità» sui vecchi ruoli, ma con l’addio di Equitalia il problema sarebbe destinato a esplodere ugualmente negli enti a partire da gennaio. Un ultimo dato: il 70% delle partite comunali gestite da Equitalia non supera i 250 euro, e piazzando l’asticella a mille euro si abbraccia il 95% dei debiti verso gli enti locali, mentre meno di 5mila posizioni all’anno superano i 10mila euro a testa. Un quadro che conferma l’effetto a tutto campo che il freno alle azioni esecutive sotto i 2mila euro, nato per la riscossione dei tributi erariali e tradotto pari pari anche in quella locale, sarà destinato ad avere sui conti comunali. Per correre ai ripari, la commissione sull’anagrafe tributaria intende studiare con i diretti interessati le modifiche da proporre come correttivi nella legge di stabilità. «I lavori – spiega Maurizio Leo, presidente della commissione – sono serviti a fare chiarezza, anche perché studiare insieme interventi condivisi dà più forza alle proposte che saranno formalizzate»; un’esigenza condivisa anche dall’associazione dei Comuni secondo cui, senza correttivi, «ci troveremo fra sei mesi di fronte a una rivoluzione senza gli strumenti per fronteggiarla. Occorre – spiega Silvia Scozzese, direttore scientifico Ifel – inserire la riscossione fra le funzioni fondamentali dei Comuni, e colmare i vuoti normativi sulla coattiva: i privati attendono ancora i requisiti per partecipare alle eventuali gare, mentre i Comuni hanno seri problemi, con i tagli e il blocco del turn over, a individuare figure interne per lo svolgimento di queste mansioni». Quattro i punti principali studiati ieri: l’esigenza di disciplinare un regime transitorio, per evitare il vuoto improvviso citato all’inizio, gli strumenti da far utilizzare agli attori locali della riscossione (a partire dall’ingiunzione “rafforzata”, ora riservata ai soggetti pubblici), l’accesso alle banche dati, da rafforzare, e la possibilità di costruire “alleanze” nuove fra Equitalia ed enti locali. Tra le ipotesi allo studio, da quest’ultimo punto di vista, la possibilità di impegnare direttamente l’Anci, con l’affiancamento tecnico di Equitalia, in un servizio facoltativo a livello nazionale per supportare i Comuni che non vogliano affidare ad altri la riscossione e non abbiano la forza di gestirla direttamente. Una soluzione, questa, già prefigurata in un emendamento Anci alla manovra, e che va ancora definita nei dettagli.

2 miliardi
È il carico medio annuo calcolato per la riscossione a mezzo ruolo nei 5.300 Comuni seguiti in maniera continuativa dall’agente nazionale della riscossione nel triennio 2008/2010.

95%
È la quota di debiti nei confronti dei Comuni che non raggiunge i mille euro pro capite. Nel 75% dei casi, la singola partita si attesta sotto i 250 euro, mentre meno di 5mila casi all’anno superano i 10mila euro.

19%
È la quota di entrate già riscosse sul totale delle iscrizioni a ruolo del 2010. La percentuale di riscosso dipende naturalmente anche dall’età dei ruoli, e quindi dal tempo intercorso: per quelli relativi al 2000 si attesta al 66%.

2012
Dal 1° gennaio, secondo il decreto Sviluppo, Equitalia «cessa le attività» di riscossione spontanea e coattiva nei confronti di Comuni e partecipate. Il decreto prevede la possibilità per gli enti di creare società ad hoc per le entrate.

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