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Incentivi e fisco, i piani delle Regioni per trattenere le Pmi

C’è chi azzera l’Irap per i primi anni, chi offre finanziamenti a tassi agevolati o intensifica gli sforzi per tagliare i costi della burocrazia e favorire l’accesso al credito. Mentre il Governo punta ad attrarre capitale estero con il pacchetto “Destinazione Italia”, le Regioni del Nord scendono in campo per contrastare la fuga oltreconfine delle imprese di casa nostra.

Stanchi dei tanti ritardi accumulati sul terreno della competitività – l’ultima pagella della Ue ci posiziona alle spalle anche della Spagna – sono molti gli imprenditori tentati dal chiudere bottega per espatriare. E le sirene non mancano: al road show del Canton Ticino della settimana scorsa per attrarre nuove aziende hanno partecipato 250 imprenditori, in prevalenza lombardi, facendo registrare il tutto esaurito. Il leitmotiv tra gli aspiranti “expats” è sempre lo stesso: «Fisco e burocrazia opprimenti, l’Italia non va» (si veda Il Sole 24 Ore del 27 settembre). E non c’è solo la Svizzera, ma anche la Provenza, la Carinzia, il Tirolo, e poi Germania, Svezia e Ungheria.

Trend negativo

L’Italia, del resto, è un terreno sempre meno fertile, anche al Settentrione: basta guardare i saldi tra iscrizioni e cessazioni registrati da Infocamere per accorgersi che il Veneto ha perso quasi 6mila imprese tra agosto 2012 e luglio 2013 e un migliaio ne sono state cancellate in Friuli-Venezia Giulia. E se la Lombardia si difende appena (+5mila, poco più di un terzo rispetto alle +14mila del 2011), il Piemonte invece raddoppia il saldo negativo (-1.500 nel 2012, -3mila nel 2013).

Come invertire il trend? In Lombardia è attesa in Giunta entro il mese di ottobre una proposta di legge «per dare avvio a concreti progetti di semplificazione – spiega Mario Melazzini, assessore alle attività produttive – per chi vorrà aprire un’impresa sul territorio e sostenere quelle iniziative innovative che avranno la possibilità di resistere e competere nel mercato globale». Tre le direttrici: sperimentare zone a burocrazia zero, ridurre il carico fiscale per le nuove imprese e facilitare l’accesso al credito. Se per i primi due capitoli l’iter per l’attuazione è ancora in corso, sul terzo è stata appena approvata, «e sarà operativa entro fine anno» assicura Melazzini, una modifica a “Credito adesso”, la misura varata nel 2012 per favorire l’accesso al credito delle Pmi (270 milioni ancora disponibili), allargando il target dei beneficiari, semplificando l’iter e aumentando l’incidenza del finanziamento. Un intervento accolto con favore dal mondo produttivo. «Pratiche più elastiche e snelle – sottolinea Ambra Redaelli, presidente della Piccola industria di Confindustria Lombardia – agevolano l’accesso al credito delle Pmi. Ora aspettiamo il riordino dei confidi».

Contratti di insediamento

In Piemonte, invece, il piano competitività risale al 2010: il jolly è il contratto di insediamento, che punta ad attrarre capitali esteri e a favorire il rientro di imprese che hanno delocalizzato. A oggi sono stati finanziati 9 interventi e concessi contributi per 15 milioni, che ne hanno attivati oltre 100 di investimenti con la creazione di circa 900 posti di lavoro. La misura, tuttora disponibile, è affiancata anche dal contratto di insediamento per attrarre piccole aziende da altre regioni, con un budget di 2,5 milioni e, attraverso i fondi Bei, sono previsti finanziamenti a tassi agevolati.

Le province di Trento e Bolzano, invece, giocano la carta degli sconti fiscali, azzerando l’Irap alle start-up nei primi 5 anni di attività. In Trentino, inoltre, è abbattuto della metà il costo di avviamento, mentre in Alto Adige c’è un pacchetto di contributi biennali sulla locazione degli immobili.

Avvio più facile

Infine, non mancano gli sforzi per semplificare l’avvio d’impresa: in Veneto si sperimentano le zone a burocrazia zero ed è stata siglata una convezione, il 10 giugno scorso, con la Confindustria regionale per testare percorsi telematici e buone prassi in materia di edilizia produttiva, ambiente e rifiuti. «Ormai – spiegano dalla Regione – 507 Comuni su 581 utilizzano la stessa modulistica dei vari procedimenti in materia di attività produttive. Si sta realizzando così un percorso che potrà rappresentare la vera svolta sul fronte della semplificazione, della certezza dei tempi di conclusione dei procedimenti, della trasparenza e della riduzione degli oneri amministrativi sulle imprese».

Percorso previsto dalla Riforma dello sportello unico per le attività produttive (Suap) e che vede impegnate anche altre Regioni: il Friuli-Venezia Giulia, ad esempio, ha creato un portale per lo informatizzare le procedure relative a insediamento, avvio e svolgimento di produzione e servizi. Ma non tutti i territori sono allineati e come ha evidenziato una recente rilevazione del ministero dello Sviluppo economico (si veda Il Sole 24 Ore del 26 agosto) se in tutta Italia il 95% dei Comuni ha avviato l’informatizzazione, mancano ancora a adempimenti e modulistiche standard e risulta insufficiente l’utilizzo delle pratiche telematiche pure.

La strada da percorrere è ancora lunga: l’ultimo rapporto Doing business ci piazza al 73° posto su 185 paesi per la facilità di fare impresa, alle spalle di molte economie della Ue, che nell’insieme hanno una posizione media pari a 40.

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