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In vacanza nell’Italia dei divieti

La corsa dei sindaci alle ordinanze ha portato ad alcune soluzioni stravaganti. Occhio al portafoglio: la multa può essere particolarmente salata. Passeggiare senza maglietta lungo la battigia a Eraclea, appoggiare i piedi su una panchina a Viareggio, camminare con gli zoccoli a Positano. Tutti comportamenti vietati alla luce delle ultime ordinanze emesse dai sindaci. In estate le minacce non arrivano solo dalla calura estiva, ma anche dal ginepraio di ordinanze presenti da Nord a Sud un po’ in tutte le località turistiche. Tanto che ormai, prima di mettersi in viaggio, è indispensabile dare uno sguardo ai provvedimenti in atto nel comune di destinazione per non correre il rischio di trasformare la vacanza in un incubo tra contestazioni e multe. L’estate del sindaco-sceriffo. La nuova stagione del sindaco-sceriffo parte nell’estate del 2008 con il pacchetto sicurezza che prende il nome dal ministro dell’Interno Roberto Maroni (decreto legge n. 92 del 2008). Partendo dalla premessa che il primo cittadino è il maggiore conoscitore dei problemi che riguardano la città, il provvedimento normativo amplia i poteri del sindaco in materia di sicurezza, attribuendogli l’incarico di vigilare «su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l’ordine pubblico», salvo l’obbligo di informare il prefetto delle misure che si intendono adottare. Una dicitura volutamente a maglie larghe, in linea con lo spirito federalista della riforma, che tuttavia in alcuni casi ha portato all’adozione di misure che si possono definire quanto meno creative. Se la spiaggia si trasforma in una trappola. Con il risultato che, nel paese degli eco-mostri (in media c’è una costruzione ogni 500 metri di costa), dove per abbattere Punta Perotti ci sono voluti 11 anni tra conflitti di competenze e piogge di ricorsi in tribunale, può capitare di vedersi comminare una multa fino 250 euro se si passeggia senza maglietta sul bagnasciuga. Succede, per esempio a Eraclea (Venezia), dove è anche proibito anche giocare a pallone, costruire castelli di sabbia, raccogliere conchiglie e prelevare sabbia. Se per le ultime due disposizioni la ragione è pienamente comprensibile, nel primo caso la motivazione addotta è che si ostacola la libera circolazione delle persone. Dall’Adriatico al Tirreno, dove a Viareggio è vietato girare su uno skateboard, così come appoggiare i piedi sulle panchine, ma solo nei mesi di luglio e agosto. A Capri e Positano è vietato fare pic-nic vicino al mare o camminare con gli zoccoli nel centro del paese. A Viareggio il sindaco ha vietato di poggiare i piedi sulle panchine del lungomare, mentre a Maiori (Salerno) vige lo stop ai bagni notturni e quello di verniciatura delle imbarcazioni nelle vicinanze del mare. A Is Aruttas (Oristano), non si può fumare in spiaggia e a Sirolo (Ancona) non si può occupare il posto lasciando un asciugamano. Una misura di buon senso, quest’ultima, ma certamente di difficile applicazione o, quanto meno, esposta all’arbitrio sulla volontà dello spiaggiante. Stop ai massaggi sul lettino. Su tutte le spiagge italiane è poi vietato, sino alla fine della stagione balneare, ricevere un massaggio. Una pratica diffusa lungo tutta la costa e che tradizionalmente vede personale asiatico offrire un quarto d’ora di relax a prezzi compresi tra 10 e 15 ore. Sul tema è intervenuto nelle scorse settimane il sottosegretario alla Salute Francesca Martini: la nuova ordinanza “per la tutela dell’incolumità pubblica dal rischio derivante dall’esecuzione di massaggi lungo i litorali”, che aggiorna quella emanata nel 2009, nasce con l’obiettivo di prevenire gli effetti pericolosi che “possono essere originati dalla pratica sulle spiagge, da parte di soggetti ambulanti, di prestazioni presunte estetiche o terapeutiche”. In particolare, il provvedimento prevede il “divieto di offrire a qualsiasi titolo prestazioni riconducibili a massaggi estetici o terapeutici da parte di soggetti ambulanti, per salvaguardare la salute dei cittadini dai possibili rischi di prestazioni effettuate da soggetti che non sono in possesso di comprovata preparazione e competenza». Tocca poi ai sindaci applicare e far rispettare l’ordinanza: questo perché, se la competenza sull’area che va dalla battigia verso il mare in tema di sicurezza della navigazione è del ministero dei Trasporti (che agisce attraverso le Capitanerie di porto), sull’area demaniale, che dalla battigia si spinge verso l’interno della costa, la competenza è in capo ai Comuni. Fermo restando il potere delle forze di polizia di intervenire quando ci sono violazioni del codice civile o penale (è il caso delle multe per chi acquista falsi come borse e occhiali da sole). Resta il fatto che i diversi orientamenti non sempre sono conosciuti dai cittadini e in particolare dai turisti. Così il rischio di vedersi somministrazione una multa per un comportamento di cui si ignorava la natura illecita è sempre più elevato.

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