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In Toscana un esercito di generali

Un organico composto per più della metà da dirigenti. Ma che non basta a evitare il proliferare di consulenze esterne e lo stanziamento di contributi a pioggia a enti spesso doppioni della struttura regionale. Accade in Toscana, dove la giunta guidata dal neogovernatore Enrico Rossi spende un milione e mezzo di euro per contratti di collaborazione e 2,7 milioni per incarichi esterni. E fin qui non ci sarebbe nulla di strano se a palazzo Sacrati Strozzi mancassero le alte professionalità. Le p.a., centrali e locali, si sa, sono da sempre restie (si veda ItaliaOggi sette in edicola da ieri) a ridurre queste voci di spesa. Nonostante la cura dimagrante imposta dalle ultime manovre economiche e i tentativi del ministro Brunetta di scoperchiare il mal costume, tutto italiano, per cui “una consulenza non si nega a nessuno. Ma se ciò accade in una regione, come la Toscana, che sul totale di 2605 dipendenti, può vantare 177 dirigenti e 1219 dipendenti di categoria D (in pratica oltre il 53% dell’organico è composto da funzionari di alta professionalità), i conti non tornano. Tanto più che il costo della macchina regionale, che Rossi ha dichiarato di voler tagliare, ammontano a 17 milioni di euro. Che servono per pagare sei direttori generali (con l’ex governatore Claudio Marini erano 8) 18 aree di coordinamento (con Martini erano 14), 112 settori e 358 posizioni organizzative. Limitando l’analisi alle prime due voci di spesa (direzioni regionali e aree di coordinamento) Rossi spende, rispetto al suo predecessore 160 mila euro in più (3.120.000 euro contro 2.960.000). Una goccia nel mare rispetto a quanto stanziato in contributi a favore degli enti dipendenti dall’amministrazione regionale: 155 milioni. Così suddivisi: 4.2 milioni a testa sono andati all’Irpet (che si occupa di programmazione economica) e all’Artea (Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura), 4.9 mln all’Ars (sanità), 54.4 mln all’Arpat (protezione ambientale), 64.4 mln all’Ardsu (diritto allo studio), 10.4 mln all’Apet (promozione turistica), 4.8 all’Arsia (sviluppo e innovazione nel settore agricolo-forestale), 2.2 al Consorzio Lamma (Laboratorio monitoraggio modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile), 1.7 al parco della Maremma e 1.4 cadauno al parco della Alpi apuane e al parco Migliarino San Rossore. «Si tratta in alcuni casi di enti le cui competenze sono doppioni della struttura regionale», osserva il consigliere regionale del Pdl, Paolo Marcheschi. «Basti pensare alla promozione turistica che conta 13 dipendenti, alla protezione ambientale che ne conta 12, per non parlare poi della sanità. Perché continuare a spendere per mantenere in vita strutture che si sovrappongono e competenze che si accavallano?». Il dibattito sui costi della regione Toscana si è acceso in consiglio regionale, quando il governatore ha annunciato di voler dare corso, in attuazione della manovra correttiva (legge 122/2010), alla riduzione dei gettoni di presenza nei cda delle società partecipate. «Siamo d’accordo col presidente, anche perché c’è un obbligo di legge da rispettare», ha proseguito Marcheschi, «ma viste le cifre direi che più che tagliare i gettoni, Rossi farebbe bene a sfoltire la sua elefantiaca macchina burocratica». Fino ad ora il risparmio annunciato dal governatore toscano ammonta a 300 mila euro, lo 0.2% del costo della macchina regionale e delle agenzie collegate. Forse un po’ poco visto che la manovra chiede alle regioni a statuto ordinario di risparmiare 4 miliardi nel 2011 e 4.5 nel 2012. Ma soprattutto di razionalizzare e snellire «le strutture burocratico-amministrative, anche attraverso accorpamenti di uffici con l’obiettivo di ridurre l’incidenza percentuale delle posizioni dirigenziali in organico». Per Rossi ci sarà da lavorare.

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