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In Provincia poltrone dimezzate

Che ne sarà della nuova sede della Provincia di Bologna, «5 piani per 5.700 mq di uffici, 300 mq di spazi ristorazione e 1.100 mq per il Museo dei trasporti» che l’ente guidato da Beatrice Draghetti ha deciso a fine luglio di realizzare e che dovrebbe essere pronto per il 2015? Difficile dirlo, anche perché quando si parla di abolizione delle Province le uniche certezze sono i punti interrogativi. Dopo l’ennesimo tira e molla in manovra, condito da parametri dimensionali e territoriali per distinguere le Province da salvare e quelle da abolire, il Governo ha tentato la carta del rilancio approvando giovedì in consiglio dei ministri il disegno di legge costituzionale per cancellarle tutte. Nelle regioni del Centro-Nord, l’abolizione delle Province si tradurrebbe nel tramonto di 753 posti da politico locale, 166 da assessore e 587 da consigliere. In tempi di scontro politico incendiario il Ddl costituzionale non è propriamente lo strumento più semplice da far approvare, anche se non sarà facile per i partiti esporsi in Parlamento come “salvatori” delle Province per far naufragare il progetto governativo. A prescindere dalle sorti del provvedimento, però, la dieta drastica alla politica provinciale è già blindata in manovra, con il dimezzamento di giunte e consigli che scatterà con le prossime elezioni amministrative. Rispetto alla legge attuale, nel Centro-Nord tutto questo significa un taglio di 360 posti (non è l’esatta metà del totale per via degli arrotondamenti), da 753 a 393.

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