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In «Gazzetta» i servizi locali liberalizzati

ROMA – Via libera alle nuove prove di apertura al mercato nel settore dei servizi pubblici locali, e game over per una parte del «riciclaggio» degli ex politici nelle società comunali e provinciali. Dopo due anni di discussioni e di tira e molla normativi, è stato pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n.239 di ieri il regolamento attuativo della riforma che prova ad avviare le liberalizzazioni. Con la pubblicazione del regolamento diventa effettivo il principio della gara, che relega gli affidamenti diretti alle «situazioni eccezionali» in cui una gestione concorrenziale non si rivela possibile. Per deciderlo, il comune o la provincia dovranno effettuare un’analisi di mercato, darne pubblicità e inviare il tutto all’Antitrust, il cui parere diventa vincolante per gli affidamenti che valgono più di 200mila euro l’anno. Parte, poi, il conto alla rovescia per gli attuali affidamenti. Nei prossimi 12 mesi gli enti locali dovranno effettuare le verifiche sulla realizzabilità di una gestione concorrenziale, illustrandone i risultati e motivando il permanere dell’affidamento diretto con fallimenti “certificati” di altri tipi di gestione in quel settore. Entro fine 2011 scadono invece gli affidamenti in house che seguono i parametri Ue (la proroga è possibile se l’ente vende almeno il 40% delle quote a privati operativi) e quelli a società miste che, pur se scelte con gara, non hanno visto la contestuale attribuzione di precisi compiti operativi al socio privato. Gli altri affidamenti diretti, con esclusione delle quotate che hanno regole a sé, decadono invece a fine anno. Un altro effetto immediato della pubblicazione del regolamento è l’entrata in vigore della nuova griglia delle incompatibilità, che esclude una serie di ex politici dai consigli di amministrazione delle società partecipate dall’ente in cui hanno svolto la propria attività da sindaci, assessori o consiglieri: parte ufficialmente, poi, il conto alla rovescia verso le varie scadenze entro cui le nuove regole impongono alle società di aprirsi ai privati e alla concorrenza. Dei confini tra «funzioni di regolazione e funzioni di gestione», cioè alla chiusura delle porte girevoli tra politica e società partecipate, il regolamento si occupa con un puntiglio che cancella le aspirazioni di molta politica locale, ma probabilmente non riuscirà a chiudere tutti gli incroci. Sindaci, presidenti di provincia, assessori, consiglieri comunali o circoscrizionali, di maggioranza e di opposizione, dovranno fermarsi un giro e non potranno far parte dei consigli di amministrazione delle società partecipate dall’ente né durante il loro mandato, né nei tre anni successivi. La griglia delle incompatibilità non si ferma sulle poltrone della politica ma si applica anche ai livelli tecnici. Gli incarichi per la gestione dei servizi, oltre agli amministratori locali, dovranno escludere anche i dirigenti dell’ente affidante e i loro parenti fino al quarto grado, mentre le commissioni di gara saranno off limits per tutti i dipendenti dell’ente locale. Queste regole sono in gran parte innovative ma incontrano due limiti principali: l’ambito di applicazione, perché il regolamento non mette bocca in settori chiave come l’energia, il gas e le farmacie, e gli accordi fra enti, perché nulla vieterà a un ex presidente di provincia di entrare in una società comunale, e viceversa (si veda anche «Il Sole 24 Ore» del 27 settembre scorso).

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

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