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In dieci anni fuori 270 mila prof

Sarà un’occasione epocale. Per immettere nella scuola insegnanti giovani, per realizzare quella riforma del sistema che passa attraverso un nuovo reclutamento e nuove leve, così come da tempo auspicano le principali rilevazioni internazionali. Secondo una stima fatta da ItaliaOggi, sulla scorta di dati ministeriali, nei prossimi dieci anni si libereranno a causa dei pensionamenti circa 270 mila posti: tanti sono i docenti che arriveranno entro il 2021 al compimento dei 65 anni d’età. Solo il prossimo anno 2011/2012 saranno 38 mila le cattedre senza titolare negli organici di diritto, tra quelle mai coperte e quelle che si renderanno libere grazie alle uscite previdenziali. Come riassunto nella tabella in pagina, i posti vacanti sono 31 mila, i pensionati saranno 27 mila. A questi vanno sottratti i circa 20 mila tagli che andranno in scena il prossimo settembre, l’ultimo tributo al piano triennale di razionalizzazione della spesa nella scuola (radiografato nell’altra tabella che si pubblica) avviato dal ministro dell’economia, Giulio Tremonti, con il decreto legge 112/2008. Che alla fine totalizzerà oltre 87 mila posti cassati. C’è anche la variabile dei circa 10 mila esuberi, che potranno ma solo parzialmente essere riassorbiti, con un minimo di mobilità, grazie ai pensionamenti. E partiamo dalle stime sui pensionamenti. Nel decennio 2011/2021 è possibile stimare, con tutte le cautele del caso, che cesseranno dal servizio per raggiunti limiti di età o per conseguimento del quarantennio di servizio indicativamente 270 mila docenti di cui 27 mila della scuola per l’infanzia; 75 mila della scuola primaria;70 mila della scuola secondaria di primo grado; 88 mila della scuola secondaria di secondo grado e 10 mila personale educativo. A partire dal 1° settembre 2011 le cessazioni dovrebbero aggirarsi intorno a 25 mila docenti. Per i successivi due anni e, quindi, fino al 2013, anno entro il quale saranno soggetti a verifica i requisiti per accedere al trattamento pensionistico di anzianità, come previsto dalla legge n. 247/2007, il numero delle cessazioni potrebbe subire alcune riduzioni (indicativamente intorno a 22 mila unità annuali). Dal 2014, in previsione di un probabile innalzamento dell’età anagrafica (quello relativo alle quote per l’accesso alla pensione), per il trattamento pensionistico di anzianità il numero delle cessazioni dal servizio potrebbero scendere inizialmente a 20 mila per poi ricominciare a risalire di un paio di migliaia di unità per ogni anno fino al 2017. Dal 2018 al 2021 dovrebbero cessare dal servizio per raggiunti limiti di età i rimanenti 100 mila docenti. Su un organico di diritto, senza nuovi tagli, che si assesta sulle 660 mila unità, vi sarebbe dunque un 40% di posti da coprire. Uno sfoltimento della pianta organica che è atteso sotto vari punti di vista. Se prima sia accennava alle richieste di ringiovanimento della classe docente, c’è da fare i conti anche con le aspettative di essere finalmente assunti dei migliaia a di docenti precari, iscritti da anni, a volte anche decenni, nelle graduatorie permanenti: sono circa 240 mila. Il che vuole dire che, fermo restando che ci possa essere una piena corrispondenza tra offerta e fabbisogni formativi, non ci sarebbero spazi per nuove assunzioni. Ma è assai difficile credere che un governo di centrodestra, ma forse anche di centrosinistra, voglia rinunciare del tutto a immettere nuova linfa. Quali saranno le opportunità di lavoro in prospettiva per vecchi e nuovi docenti spetterà alla politica deciderlo. E sarà una scelta che creerà scontento in ogni caso.

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