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Imu, l’accordo dopo la tempesta verso il via libera all’abolizione

Tutti hanno incontrano tutti per discutere di Imu. E alla fine Palazzo Chigi parlava di «ragionevole ottimismo». Convinti che l’accordo c’è, è fatto, e oggi il Consiglio dei ministri sfornerà un decreto che farà contenti Pd e Pdl. E gli italiani proprietari di una prima casa che si vedranno cancellare l’odiata imposta. Un atto che renderà più tranquilla la vita del governo. Allora tutti hanno continuato a parlano con tutti nella notte. E lo faranno anche stamattina, prima della riunione dei ministri prevista per il primo pomeriggio. Perché è vero l’intesa è vicinissima. Ma si devono ancora trovare dei soldi, limare le ipotesi sul tappeto, verificare. Il clima intorno alla battaglia campale dell’Imu da ieri pomeriggio volge comunque decisamente al sereno. Prova ne sia che ad un certo puntoa Palazzo Chigi si sono trovati intorno allo stesso tavolo Letta, Alfano, Lupi, Franceschini, Saccomanni e Brunetta.

Ovvero il capogruppo del Pdl alla Camera che ieri mattina aveva attaccato nuovamente il ministro dell’Economia. «Non ho avuto alcun testo da parte di Saccomanni. Sono passati tre mesi e mezzo, non credo che sia buon modo di procedere da parte del governo. Non esiste alcuna proposta del ministro. Come dirsi ottimisti o pessimisti di fronte al nulla?», aveva detto Brunetta.

Quello stesso Brunetta che, in serata, uscito dal palazzo del governo si affretta a spargere ottimismo a pieni mani. «Ci sono ancora un di problemi per quanto riguarda la copertura, ma pensiamo di riuscirci» dice. Un concetto che ripete anche un ministro del Pdl. «Con le decisioni di domani (oggi per chi leggendr), il governo potrà essere misurato sui fatti e non sulle parole», dice infatti Maurizio Lupi.

Infine arriva anche la benedizione di Gaetano Quagliariello.

«Sono convinto che il provvedimento sull’Imu andrà in porto: un’altra notte di lavoro e l’obiettivo sarà raggiunto», profetizza il ministro per le Riforme.

Chi l’avrebbe mai detto ieri mattina che si sarebbe arrivati a tanto? Perché se Brunetta si scagliava contro Saccomanni, Guglielmo Epifani incontrava i ministri del Pd e alla fine alzava, o rialzava, lo steccato. «Noi non accettiamo ultimatum, è anche interesse nostro riformare l’Imu ma non c’è solo l’Imu. Ci vuole una logica di equità e di equilibrio» aveva detto il segretario del Pd. Ricordando che si debbono trovare i soldi anche per i cassintegrati, gli esodati, la scuola, il costo dell’energia, l’aumento dell’Iva. Uno stop quindi a quello che l’ex ministro Cesare Damiano chiamava «la richiesta ossessiva e monocorde del centrodestra a proposito dell’abolizione totale dell’Imu». Ma anche dalla riunione dei democratici era venuto fuori qualche segnale incoraggiante. Con il ministro Zanonato che assicurava che non c’era allo studio alcuna ipotesi di aumentare altre tasse per cancellare l’Imu. E il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta che annunciava: «C’è un interesse convergente a risolvere il problema». E allora via al valzer degli incontri. Con il passaggio importante dell’Anci, l’associazione dei Comuni, guidata da Piero Fassino. I sindaci alla fine escono soddisfatti. Perché il governo li rassicura che avranno i soldi del 2013 che dovevano arrivare dall’Imu e avranno più tempo a disposizione per scriverei bilanci. Inoltre dal 2014 ci dovrebbe essere la “service tax” e questo fa sperare l’Anci in una ripresa del federalismo fiscale.

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