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Imu, Iva e Cig travolte dalla crisi 

Non si fanno i conti con i “se” ma in queste ore di grande incertezza, a Palazzo Chigi, si passano in rassegna tutti i provvedimenti che salterebbero con la caduta del Governo. E, naturalmente, in cima alla lista c’è proprio la battaglia numero 1 di Silvio Berlusconi: la cancellazione dell’Imu. Tutti quelli che hanno indicato il provvedimento di cancellazione come la “bandiera” che il Cavaliere potrà sventolare in un’eventuale campagna elettorale, non hanno considerato che – invece – gli italiani pagherebbero la seconda rata dell’Imu. Il decreto approvato ha infatti cancellato solo la prima rata che a giugno era stata sospesa mentre sulla rata di dicembre c’è solo un «impegno politico» a cancellarla con un provvedimento che sarà varato il 15 ottobre e collegato alla legge di stabilità. Dunque, con un Pdl che stacca la spina all’attuale Governo è molto difficile che l’impegno verrà rispettato visto che le coperture finanziarie sono ancora da trovare.

E questo è il primo effetto collaterale di una crisi. Anche perché, sia pure nel caso di un Letta-bis con una maggioranza diversa, non è detto che si trovi l’accordo sulla cancellazione della seconda rata Imu che è un impegno politico assunto solo da Pd e Pdl. Secondo effetto collaterale: l’aumento dell’Iva. È chiaro che in uno scenario di caos e con un governo sfiduciato e in ordinaria amministrazione, è difficile pensare che si possa evitare l’aumento dell’Iva che scatta dal primo ottobre. Un passaggio, anche questo, su cui il Pdl si è battuto ma che rischia di provocare se determinerà la fine dell’Esecutivo per le vicende giudiziarie legate al suo leader. 

Ma arriviamo a un altro dossier: il finanziamento della cassa integrazione. Per ora sono stati sbloccati solo 500 milioni ma ne occorrono altri 300-400 per dare copertura agli ammortizzatori per tutto il 2013 e il provvedimento dovrebbe trovare “sede” legislativa proprio in quel decreto Imu-bis. Per il 2014, invece, sarà di competenza della legge di stabilità trovare le risorse neceassarie per i lavoratori di aziende in crisi. E qui arriva l’altra nota dolente, la più dolente: la legge di stabilità. Quella che una volta si chiamava Finanziaria deve essere varata prima del 15 ottobre e deve – obbligatoriamente – passare al vaglio dell’Unione europea diversamente dal passato quando era solo facoltativo. Il punto di domanda è: come si farà una legge squisitamente politica senza più un Governo in carica e una maggioranza? Che fine farà la service tax?
È chiaro che Giorgio Napolitano non consentirà intralci sulla legge di stabilità e rischi di esercizio provvisorio. E del resto lo fece proprio con il Governo Berlusconi quando si rinviò di un mese il voto di fiducia nel pieno della crisi politica tra Berlusconi e Fini proprio per mettere in sicurezza la Finanziaria. 

Ma se quelli appena menzionati sono i provvedimenti più urgenti e di grande impatto per tutti, ci sono poi le misure in cantiere che dovrebbero aiutare la ripresa. A cominciare da alcuni decreti attuativi del Dl Fare come l’ampliamento del Fondo di garanzia per le Pmi e il credito agevolato per i macchinari (la nuova legge Sabatini). C’è poi il decreto Fare 2 con norme sull’energia e il credito che potrebbe essere accorpato al provvedimento “Destinazione Italia” che punta all’attrazione degli investimenti dall’estero. Infine, restano “ballerini” 2,8 miliardi residui per il pagamento dei debiti della P.A. anche se la parte più corposa è stata già sdoganata. 
Insomma, come disse già Enrico Letta un mese fa, se crisi ci sarà, gli italiani pagheranno la seconda rata dell’Imu. E forse anche l’aumento dell’Iva. Un argomento politico che si preannuncia già come tema di campagna elettorale.

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