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Imu imprese, la deducibilità sale al 30%

Dal maxiemendamento del governo alla legge di stabilità arriva una buona notizia per le imprese. Sotto forma di 237,9 milioni aggiuntivi che serviranno a incrementare al 30% (ma solo per un anno) la deducibilità dell’Imu sui capannoni. Imu che non graverà più sulle abitazioni principali e rappresenterà la “gamba” patrimoniale della futura Iuc: l’imposta unica comunale che dal 1° gennaio 2014 prenderà il posto della Trise immaginata dall’esecutivo nel disegno di legge originario e si reggerà anche sulla Tasi per i servizi indivisibili e sulla Tari per i rifiuti. Con la precisazione ulteriore che questi ultimi due tributi colpiranno sia la prima che la seconda casa e saranno pagati, in tutto in parte, anche dagli inquilini.

Sulla tassazione immobiliare la novità maggiore contenuta nel testo sottoposto al voto di fiducia del Senato riguarda soprattutto le aziende. Che vedranno crescere la deducibilità ai fini Ires e Irpef dell’Imu dal 20 al 30 per cento. Con un limite: l’innalzamento varrà solo per il periodo d’imposta 2013; dal 2014 la quota deducibile tornerà infatti al 20 per cento. Ed è per questo che la copertura aggiuntiva di 237,9 milioni di euro viene appostata solo per il primo anno mentre dal secondo la misura avrà un effetto di cassa positivo per l’Erario di 100 milioni.

Soddisfazione per questa decisione è stata espressa dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini, che ha sottolineato come siano stati reperiti circa 700 milioni per gli sconti fiscali a famiglie e imprese. Degli oltre 200 per le aziende si è già detto; gli altri 500 saranno utilizzati dai comuni per introdurre detrazioni Tasi a vantaggio dei nuclei familiari. Sulla base degli spazi finanziari per il singolo ente individuati dal ministero dell’Economia, con un decreto che, sentita la Conferenza Stato-città, dovrà arrivare entro il 31 gennaio 2014.

Resta da capire a quanto ammonteranno i benefici per il singolo contribuente. Ma è difficile che si possa arrivare ai 200 euro per nucleo più 50 per ogni figlio previsto oggi per l’Imu come auspicato invece martedì dal governo e dai relatori. Tanto più che il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio, ha già messo le mani avanti a nome dei municipi: «Dobbiamo stare attenti a non creare difficoltà ai comuni, a non dargli uno strumento azzoppato, visto che abbiamo promesso che gli davamo uno strumento fiscale di federalismo vero».

La duplice scelta fatta dal maxiemendamento, da un lato di confermare l’aliquota minima della Tasi all’1 per mille (e quella massima per il 2014 sull’abitazione principale al 2,5 per mille) e, dall’altro, di prevedere che la stessa non sia più aggiuntiva ma vada compresa nel tetto al prelievo previsto per l’Imu (cioè il 10,6 per mille sulle seconde case) rischia di far perdere ulteriori risorse ai primi cittadini. I quali – è bene ricordarlo – potranno comunque continuare a contare sui 943 milioni previsti nel Ddl di partenza per ridurre fino a zero il peso della Tasi. Bisognerà capire se ci riusciranno visto che la partita sull’Imu di quest’anno (su cui si veda l’articolo qui sotto) sarà chiusa solo domani e continuano a ballare 500 milioni di rimborsi.

Sempre a proposito dell’imposta municipale vanno segnalate altre due innovazioni rispetto alla disciplina attuale. Innanzitutto, come anticipato ieri su questo giornale, vengono riviste le modalità e di fatto anche i termini di versamento per la Chiesa e gli altri enti non commerciali. I quali dovranno presentare in via telematica (e in abbinata) la dichiarazione 2012 e quella 2013 sulla base di un modello disciplinato da un Dm del Mef che non risulta però ancora emanato. E senza la dichiarazione, che deve tra l’altro indicare in che percentuale l’immobile sconta l’imposta, questi soggetti non possono provvedere al pagamento. Da qui l’idea, solo per loro, di un versamento in tre rate: due acconti del 50% il 16 giugno e il 16 dicembre e il saldo del restante 50% il 16 giugno dell’anno successivo. Misure a cui si aggiunge un pacchetto di norme con cui sanare gli errori nei versamenti fin qui effettuati. Ad esempio prevedendo che se un comune ha ricevuto un corrispettivo spettante a un altro municipio dovrà attivarsi, su input del contribuente, per riversare al diretto interessato la somma indebitamente ricevuta.

Il tris di tributi che comporranno la «Iuc» è completato dalla Tari a cui spetterà il compito di sostituire la Tares. Ebbene il tributo sui rifiuti continuerà a essere calcolato sui metri quadri, a meno che i sindaci non abbiano adottato una tariffa puntuale sulla base del principio “chi inquina paga”. Con una novità a partire dal 2016 quando il costo della raccolta rifiuti andrà calcolato non più secondo la spesa storica ma sulla base degli agognati fabbisogni standard.

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