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Imprese, appello al premier “Questo fisco ci stritola”

ROMA – Entro 24 ore la manovra approderà in aula dopo il via libera della commissione Bilancio del Senato. Ripulita da refusi e tredicesime tagliate, dovrebbe poi seguire un iter blindato da agguati per poter essere approvata entro fine luglio. Nelle prossime ore si giocheranno sul filo di lana le ultime modifiche ad un pacchetto di misure finite sotto il fuoco incrociato di Comuni e Regioni, dell’opposizione, di una parte della stessa maggioranza di governo ma soprattutto di Confindustria e Rete delle imprese. Le aziende sono sul piede di guerra e chiedono a Berlusconi di rivedere i passaggi della manovra sul fisco, che «costituiscono violazioni gravi dei diritti dei contribuenti e nulla hanno a che fare con il contrasto all’evasione». Anche la temperatura dei rapporti tra governo e gli enti locali resta altissima in attesa di un incontro chiarificatore col premier (e non col ministro dell’Economia), che potrebbe svolgersi tra poche ore. Le Regioni, in particolare, non hanno ancora assorbito il colpo sferrato da Giulio Tremonti, che ha accusato alcune amministrazioni del Sud di “cialtroneria” nell’utilizzo (mancato) dei fondi Ue. «La cortina fumogena alzata in queste ore, serve a coprire una manovra che per le Regioni e gli enti locali è insostenibile e che finirebbe per penalizzare i cittadini», dice il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. «La manovra rischia di tagliare le gambe al federalismo fiscale ed è squilibrata perché pesa per l’80% per cento sugli enti locali e finirà per ricadere su servizi pubblici essenziali per i cittadini». Errani conclude affrontando il tema dei “cialtroni”: «È in atto un tentativo di delegittimazione delle autonomie e delle Regioni. Non si affronta, ad esempio, il gap che ancora oggi separa il Mezzogiorno dal resto del Paese con accuse ingenerose e superficiali alle amministrazioni del Sud. Basta offese, respingiamo al mittente gli attacchi strumentali. Ma continuiamo a ricercare il dialogo». Il Pd, con Filippo Penati, capo della segreteria politica del segretario Bersani, preannuncia invece un conto molto salato per le famiglie italiane: «La manovra, sarà causa di costi aggiuntivi per 880 euro l’anno». Ma le prossime ore saranno decisive: la commissione Bilancio voterà alcuni tra i più discussi passaggi del decreto. Come i tagli flessibili agli enti locali, la pensione a 65 anni per le donne della Pa, il prezzo dei rimborsi relativi ai farmaci equivalenti in vigore dal 2011, lo slittamento del pagamento delle imposte per l’Abruz-zo. Su un capitolo in particolare ieri si è levata con forza la voce di Confindustria e Rete Imprese Italiane, che fanno appello al premier Silvio Berlusconi affinché vengano modificati alcuni passaggi delle norme sul contrasto all’evasione. Infatti il testo, nella sua versione attuale produrrebbe delle «gravi violazioni dei diritti dei contribuenti» secondo industriali, Confcommercio, Confartigianato, Cna, Confesercenti, Casartigiani: «Portare da 150 a 300 giorni la durata massima della sospensione giudiziale degli atti di recupero dei crediti verso l’amministrazione – è scritto nella nota – non risolve il problema, a fronte del fatto che la durata media dei procedimenti di primo grado supera i 700 giorni. Se passasse questa norma, il contribuente sarebbe costretto, pena il pignoramento, a pagare gli importi richiesti». Altra misura che desta allarme in Confindustria e Rete Imprese «riguarda il divieto di effettuare compensazioni fra crediti e debiti fiscali in presenza di accertamenti anche di importo modesto».

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