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Il Veneto alza le tasse

Tutti dicono di non voler mettere le mani in tasca ai veneti, ma va da sé che, in tempi di vacche magre, prima o dopo l’avvio del federalismo, arriveranno nuove imposte. Si sa ma non si dice: il governatore Luca Zaia e gli altri big della politica veneta fanno spallucce, ma sarà inevitabile spremere ancora e forse più pesantemente i cittadini, sia pure in una Regione notoriamente più virtuosa di altre. Il blocco dei trasferimenti dallo Stato, comunque irrisori rispetto alle aspettative (non a caso è nato qui il movimento dei sindaci del 20% Irpef), obbligheranno gli enti locali a varare piccoli e grandi balzelli. Quali non è ancora dato sapere, ma sono in dirittura d’arrivo, questo è certo. E ai veneti oggi non interessa più di tanto che il Veneto e il Friuli abbiano finalmente trovato un accordo sul tracciato dell’Alta velocità tra Venezia e Trieste, o che siano 160 i comuni del territorio a rischio idro-geologico. Ai veneti importa che il Nordest torni di nuovo mitico, che i 130 mila disoccupati trovino lavoro, che la produzione decolli, che non arrivino altri immigrati (ora d’accordo con Lega e Cgil sul blocco delle quote c’è anche l’Italia dei valori) a portar via il lavoro agli italiani e, soprattutto, che all’aumento delle retribuzioni si accompagni un calo della pressione fiscale. Una pia illusione, perché, anche se nessuno conferma temendo un’ondata di impopolarità, l’addizionale Irpef che l’ex governatore Giancarlo Galan aveva soppresso, sarà certamente reintrodotta. Si parla di una percentuale dello 0,5 % da pagare in aggiunta allo 0,9% di quota nazionale che già finisce nelle casse della Regione (530 milioni). Da questa nuova addizionale Irpef potrebbero essere esentati i redditi inferiori ai 30 mila euro annui, e quindi i tartassati sarebbero circa 400 mila veneti con un introito per la Regione stimato fra i 140 e i 160 milioni di euro annui in più. Noccioline con cui riempire la voragine dei debiti di cui il comune di Venezia, sull’orlo della bancarotta, è oggi il simbolo più evidente. E molti sono convinti che alla fine nonostante le molte promesse l’Irap resterà tale e quale, altro che cancellata. Non significa essere catastrofisti ma realisti. Perché il rischio è che ancora prima del federalismo arrivi un famelico Esattore decentrato che proprio in virtù dell’autonomia e della responsabilità di cui potrà godere sia ancora più ingordo. Fossimo ancora ai tempi in cui il Veneto era la Locomotiva d’Italia, nessuno se ne sarebbe accorto, ma oggi, come testimonia quotidianamente la Caritas nei suoi rapporti, le mense sono piene di nuovi poveri e molti di questi sono anche ex imprenditori delle pmi andati gambe all’aria. Non circolano più schei e bisognerà pur tirarli fuori. Con estro e fantasia, come il Comune di Montecchio Maggiore che per fare cassa ha messo all’asta una fontanella di ghisa, o quei sindaci che durante sagre e feste rinunciano a luminarie e fuochi d’artificio. Ma qui invece parliamo di montagne di soldi da recuperare e gli espedienti non bastano. Probabilmente passerà la tassa di soggiorno (un euro a turista) proposta e caldeggiata dall’assessore al Turismo Marino Finozzi e che sta già facendo venire l’orticaria al presidente di Confturismo Marco Michielli e al numero uno di Confcommercio Massimo Zanon. Qualcosa si dovrà pur fare ma nessuno vuole azzardare la prima mossa con il rischio di restare con il cerino in male. Per cui è partito lo sport nazionale in cui anche il Triveneto eccelle, lo scaricabarile. La Lega dà la colpa a Galan e il ministro per le Politiche agricole risponde che i suoi conti sono a posto e che ora sono affari del Carroccio. Eppure il buco della Sanità supera il miliardo di euro, e l’Arpav (l’agenzia regionale per l’ambiente) vanta un bilancio in rosso di 5 milioni quest’anno e altri 10 per il 2011. I consorzi di bonifica sono sull’orlo del collasso e quindi è molto probabile che arrivi quanto prima, forse come strenna natalizia, la tassa per gli utenti «urbani» (16 euro e 53 centesimi ) da cui finora erano esentanti in quanto già gravati dalle bollette del servizio idrico integrato, acqua e fognature. E ci puoi giurare che il veneto non smaltirà la «monnezza» di Napoli ma renderà più onerosa la tassa sui rifiuti. Luca Zaia non vuole passare per il governatore che dopo aver sostenuto la battaglia del «Prima i veneti» li abbia successivamente salassati. E persino Alberto Giorgetti, coordinatore del Pdl, vuole mantenere localmente l’impegno solenne preso dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: niente nuove tasse. Ma nel frattempo l’assessore al Bilancio della Lega Roberto Ciambetti pare stia cercando di far capire al Presidente 42enne che quando si è grattato il fondo del barile non bastano piani di rientro modello «buon padre di famiglia», ma terapie d’urto come appunto l’addizionale. E che alla fine si dovrà preferire la spada al fioretto.

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