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Il Tesoro lavora a decreto da 3 miliardi con Iva e correzione

Subito la correzione dei conti per 1,6 miliardi. Da fare scattare con un decreto in cui inserire anche il rifinanziamento delle missioni internazionali di pace per 3-400 milioni in attesa che la “strana maggioranza” decida le sorti dell’aumento dell’Iva. E nel caso in cui, nonostante la frenata impressa dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni e anche dal premier Enrico Letta nel week-end, il congelamento fino al 31 dicembre del balzello fiscale sui consumi venisse ripescato in extremis, la posta del decreto da varare entro fine mese salirebbe a 3 miliardi. La partita resta tutta da giocare. Anche perché il Pdl continua a criticare Saccomanni per la minaccia di dimissioni, mentre il Pd difende il titolare di via XX settembre non rinunciando però a chiedere l’intervento sull’Iva.

Al momento l’unico elemento certo è l’indicazione contenuta nella Nota di aggiornamento al Def (appena presentata) a pagina 21. Tra le azioni intraprese dal governo per soddisfare la raccomandazione n. 5 della Ue sul sistema fiscale compare la seguente frase: «Deciso l’aumento a partire dall’ottobre 2013 dell’aliquota Iva dal 21 al 22%». Che, in assenza di un provvedimento, potrebbe apparire come la conseguenza del decreto varato a giugno per sterilizzare l’Iva dal 1° luglio al 30 settembre. Ma che può essere rimessa in discussione dal braccio di ferro nella maggioranza.

Intanto, anche sotto il pressing dei partiti, al ministero dell’Economia si continua a lavorare febbrilmente a varie opzioni di copertura. A cominciare dalla vendita immediata di una fetta di immobili dello Stato per almeno 1 miliardo di euro, da una nuova operazione di tagli semi-lineari alla spesa. E da un eventuale aumento degli acconti Ires, Irap e Irpef in scadenza a fine novembre, nonché delle accise.

Se il decreto dovesse imbarcare anche la sterilizzazione dell’aumento Iva, potrebbero allungarsi i tempi per il varo dell’altro decreto sulla cancellazione della rata Imu di dicembre per la quale resta sul tappeto l’ipotesi di un intervento selettivo con l’estensione del bacino delle abitazioni principali di pregio su cui mantenere l’imposta: il parametro di riferimento per la selezione sarebbe il valore della rendita catastale. Il secondo decreto Imu potrebbe infatti vedere la luce non prima di novembre anziché a metà ottobre contestualmente alla legge di stabilità.

In ogni caso per il Mef nell’immediato la priorità resta l’intervento correttivo per rientrare sotto il fatidico tetto del 3% nel rapporto deficit-Pil. Anche per il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta: occorre «rientrare nel tetto del 3% o tutto è compromesso». Baretta ribadisce che questo è «l’impegno primario» dell’Italia per evitare di esporsi «a una situazione pericolosa a livello internazionale». «Prima – aggiunge il sottosegretario – dobbiamo rientrare nel 3%, poi in ordine cronologico ci sarà il resto: l’Iva, le dismissioni e l’Imu, che viene per ultima».

Ma il Pdl è convinto che anche sull’Iva si possa trovare subito una via d’uscita. «Credo che le soluzioni si troveranno in due o tre giorni» afferma il ministro Maurizio Lupi. Che aggiunge: «Ho parlato in questi giorni con Saccomanni e non mi sembra che ci fossero in agenda le dimissioni». Il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri però continua a prendere le distanze dal ministro dell’Economia: «Il ministro Saccomanni non rappresenta partiti, per cui ci sia o non ci sia cambia ben poco». E anche il capogruppo del Pdl, Renato Brunetta, torna all’attacco del «tecnico Fabrizio Saccomanni» chiedendogli di rispondere a «10 rispettose domande» che spaziano dalla spending review alla «rivalutazione delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici».

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