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Il Tesoro: difficile evitare la seconda rata dell’Imu

Il giorno del giudizio di Bruxelles trascina Saccomanni nell’occhio del ciclone. Da una parte le nuove pressioni del Pdl, poi l’attacco alla trasparenza dei conti pubblici da parte di M5S. Sullo sfondo i margini stretti per la finanza pubblica, la questione ancora aperta della seconda rata Imu e la le gge di Stabilità che domani attende al Senato la carica degli emendamenti. Appena ventiquattr’ore prima, la guerra di cifre sul Pil con l’Istat: e ieri la conferma da parte di Bruxelles che il prossimo anno la crescita sarà dello 0,7 per cento (contro l’1,1 stimato dal Tesoro).

Il ministro dell’Economia, ieri a Londra, dopo la diffusione dei dati della Commissione ha espresso nuovamente prudenza sulla cancellazione della seconda rata Imu del 16 dicembre: «Trovare le coperture non è facile», ha detto. Ma poco dopo ha precisato che «non è facile, però si può fare». In mezzo alla correzione di rotta del ministro dell’Economia indiscrezioni da Palazzo Chigi facevano sapere che, nonostante la difficoltà dell’operazione, l’impegno del governo restava immutato. In mattinata del resto si era già espresso il vice ministro del Tesoro, Stefano Fassina, che aveva «garantito» che gli italiani non pagheranno la seconda rata della tassa sulla casa.

Si profilano intanto problemi per la copertura del provvedimento che ha abolito la prima rata della tassa: dei 500 miliardi preventivati dalla sanatoria sulle slot machine, ne sarebbero arrivati solo la metà (la scadenza delle domande di adesione era fissata lunedì). L’altra spina hanno tentato di conficcarla nel fianco del Tesoro i “grillini”. Ieri hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma accusando l’Istat di aver “ritoccato” i dati del deficit-Pil di quest’anno: ha detto 3 per cento, invece doveva dire 3,1. L’Istituto di statistica in realtà, come ha segnalato ieri in una nota, ha ricevuto i dati della nota al Def del 20 settembre dal ministero del Tesoro dove si indicava un deficit-Pil programmatico (scontando già la manovrina) del 3 per cento. Cifra confermata ieri da Bruxelles. Il commento di Saccomanni da Londra è suonato amareggiato: «Sono interdetto. Pensare che ci si metta a fare una sorta di opera di taroccamento dati è una cosa inconcepibile. Un fatto di clamoroso provincialismo», ha commentato. Il Pdl coglie l’occasione della bufera che si abbatte su ministro dell’Economia per scagliare nuove polemiche all’insegna di Saccomanni. «Si arrampica sugli specchi, fa tenerezza», ha detto Renato Brunetta, capogruppo alla Camera. Mentre Boccia (Pd) ha colto l’occasione per annunciare ufficialmente che dal prossimo anno entrerà in funzione l’Ufficio parlamentare di bilancio, l’autorità «terza», prevista dalla legge sul «pareggio di bilancio», che darà certezze sui conti pubblici ed «eviterà le polemiche di queste ore». Sul piano più generale il governo,a partire da Lettae con lo stesso ministro del Tesoro, ha fatto quadrato sui conti pubblici italiani. Per Saccomanni, le previsioni europee contengono stime «ampiamente note»e «già pienamente incorporate dai nostri documenti». Quindi, ha commentato il titolare del dicastero di Via Venti Settembre da Londra, «non vedo il fatto nuovo, non vedo la scure di Bruxelles che si abbatte sull’Italia». Palazzo Chigi raddoppia, in una nota, spiegando che Bruxelles, «ribadisce la salute dei nostri conti pubblici».

 

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