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Il rapporto del Tesoro: servono 5 miliardi entro la fine dell’anno

L’aumento dell’Iva da martedì semplificherà un po’ le cose, ma per il ministero dell’Economia la chiusura dei conti del 2013 resta un problema. Servono almeno due miliardi e e mezzo per riportare in linea il deficit, la cassa integrazione e le missioni di pace, e altri due e mezzo se si volesse eliminare la seconda rata dell’Imu. Operazione quasi impossibile perché, come rivela un documento riservato del Tesoro del 25 settembre scorso, i margini di bilancio sono davvero ridottissimi.

L’appunto sulla “Situazione dei conti pubblici 2013″ passa in rassegna tutte le esigenze di spesa da qui alla fine dell’anno e tutte le possibili coperture. Comprese quelle suggerite dal PdL. Bocciandole quasi tutte. O perché non hanno impatto sul deficit, o perché peggiorano i conti del 2014, oppure semplicemente perché non sono attuabili in tempi brevi. Mentre «i margini per contenere la spesa nel brevissimo termine – si legge nel documento – sono molto limitati».

Di fatto si restringono a poche centinaia di milioni ricavabili per lo più con il blocco degli impegni di spesa dei ministeri, un intervento già previsto dal decreto per il rinvio dell’Iva, poi saltato. Un ulteriore taglio alla spesa per i consumi intermedi, si avverte, «potrebbe limitare fortemente il funzionamento delle amministrazioni e l’erogazione di servizi».

Le uniche operazioni straordinarie possibili entro l’anno sono la cessione di immobili pubblici e la vendita di nuove partecipazioni azionarie dello Stato alla Cassa Depositi e Prestiti, che, se il governo andrà avanti, sarà senz’altro realizzata, ma servirà comunque a ridurre il debito pubblico e non il deficit. Come la cessione degli immobili servirà alla riduzione del disavanzo nominale sotto il 3%, ma non potrebbe in ogni caso essere usata per finanziare spese correnti o sgravi fiscali. Altre operazioni “una tantum” non sono consigliabili.

Possono dare ai mercati «segnali negativi sulla determinazione italiana ad assicurare la sostenibilità del debito», ma soprattutto «non verranno considerate valide» dalla Ue per calcolare la riduzione del disavanzo strutturale. «Vi è il concreto rischio che la diminuzione del disavanzo tra il 2012 e il 2013 – secondo il Tesoro – non sia coerente con la regola sul debito che richiede un aggiustamento minimo» e questo potrebbe addirittura «portare alla riapertura della Procedura per i disavanzi eccessivi».

La rivalutazione dei cespiti strumentali delle imprese, che pure è stata considerata, è impossibile da contabilizzare nel 2103 , e in ogni caso bisognerebbe valutare il gettito in modo molto prudente. La rivalutazione delle quote del capitale della Banca d’Italia si può fare, ma ci vuole tempo, e anche in questo caso il gettito sarebbe da valutare. «La rivalutazione sarebbe tra i 5 e i 7 miliardi, molto inferiore alle valutazioni fatte circolare recentemente» avverte il Tesoro.

Anticipare a dicembre l’incasso delle accise dovute normalmente a gennaio non avrebbe alcun impatto sull’indebitamento, mentre il rinvio delle spese per gli investimenti e per i pagamenti della pubblica amministrazione sarebbe un controsenso, e per inciso farebbe mancare un gettito Iva sul quale invece si conta.

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