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Il processo al Tar taglia i tempi

MILANO – Dal 16 settembre i contenziosi davanti al Tar e al Consiglio di Stato dovranno seguire la “bussola” del Codice, ossia della raccolta di disposizioni che regolano la materia. Arriva alla conclusione il processo messo in moto dalla delega contenuta nella legge 69/09, che affidava al governo il compito di mettere insieme le norme sparse in diversi testi. Il nuovo processo amministrativo – che stabilisce tra l’altro l’inderogabilità della competenza territoriale dei Tar – dovrà garantire una ragionevole durata e la razionalizzazione dei termini processuali (si veda il grafico a fianco). Le nuove tempistiche non si applicano ai processi in corso prima dell’entrata in vigore del Codice (per il principio del tempus regit actum). Per le scadenze che cadranno dopo il 16 settembre, invece, bisognerà applicare il nuovo calendario. Un aspetto delicato del passaggio tra procedure riguarda l’onere della prova: nel ricorso (articolo 40) devono essere indicati anche i mezzi di prova e quindi i procedimenti già pendenti alla data del 16 settembre 2010 dovranno adeguarsi ai nuovi meccanismi previsti dagli articoli 63 e seguenti. Alla prova testimoniale, che assume rilievo notevole per l’accertamento delle responsabilità e delle omissioni, si aggiunge un’ampia serie di mezzi di prova, descritti come chiarimenti, esibizioni in giudizio, ispezioni, verifiche, consulenze tecniche, acquisizioni di informazioni. Fino a oggi – tranne che nei ricorsi elettorali – il peso delle dichiarazioni di terzi era minimo, mentre ora, per assimilazione dal rito civile, aumenta la credibilità sia della parte sia dei terzi. Per la dimostrazione e la quantificazione dei danni il giudice amministrativo potrà utilizzare gli stessi strumenti adottati dal giudice civile. In particolare, per verificare l’entità effettiva del danno subìto, l’eventuale concorso del danneggiato, la perdita delle chance o probabilità di risultato favorevole, potrà ricorrere anche a dati di comune esperienza o attingere a tabelle e valutazioni coniate per i giudizi civili. La prossima entrata in vigore ha, però, messo in allarme i magistrati dei Tar che hanno indetto uno sciopero bianco a oltranza per protestare contro quella che definiscono una «incongruenza». Secondo l’Anma, l’associazione che rappresenta i giudici amministrativi, «di fronte ai pensionamenti anticipati particolarmente favoriti dalla recente manovra economica, alle competenze derivanti dalla nuova direttiva ricorsi e dalla class action, alle carenze d’organico strutturali sia nel personale di magistratura che in quello di segreteria l’entrata in vigore del nuovo Codice del processo è quasi una provocazione». La comunicazione è arrivata via telegramma al presidente del consiglio, al sottosegretario alla presidenza del consiglio, al presidente della commissione parlamentare per l’attuazione della delega relativa alla riforma del processo amministrativo, al presidente del Consiglio di Stato e al consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa. L’astensione a oltranza dei magistrati amministrativi da qualsiasi collaborazione straordinaria fino a ora prestata in aggiunta agli ordinari doveri d’ufficio andrà avanti «sino a che perdurerà l’attuale assenza di qualsiasi attenzione da parte del governo per i complessivi, gravi problemi della categoria», spiegano dall’Anma. Secondo i magistrati l’attuazione del Codice comporterà un ulteriore aggravio dei problemi organizzativi e ordinamentali che si ripercuoterà anche sui cittadini, per i quali sarà sempre più difficile ottenere giustizia. L’allarme dell’associazione dei magistrati amministrativi era stato lanciato già nel 2009, e poi di nuovo nel luglio 2010 quando i vertici dell’associazione hanno chiesto un incontro urgente ( mai avvenuto) a governo e parlamento. Per i giudici «l’incongruenza è rafforzata dal fatto che alla vigilia dell’entrata in vigore, il giorno 15 settembre, la Commissione di studio per le modifiche al Codice stesso darà avvio ai lavori per introdurre modifiche che evidentemente sono da considerarsi necessarie a causa della fretta con la quale il Codice è stato approvato».

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