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Il patto «regionale» sostiene gli enti

In uno scenario di grande difficoltà per tutto il Paese e sotto la lente severa dell’Unione Europea, è necessario che tutte le istituzioni compiano uno sforzo per affrontare la crisi economica e tutelare la coesione sociale. Non solo l’Emilia-Romagna, come scritto la scorsa settimana su queste pagine in un intervento a firma del vicepresidente della Regione, ma anche la Regione Marche, ha ritenuto di dover fare la propria parte, adottando il Patto di stabilità verticale in favore di cittadini ed imprese. Grazie alla immediata capacità di spesa degli enti locali, che il Patto verticale consente, le imprese in particolare possono infatti essere pagate per le opere pubbliche già completate e realizzarne di nuove. Una vera e propria boccata d’ossigeno necessaria in questo particolare momento in cui dobbiamo indirizzare le risorse su obiettivi comuni in una logica di corresponsabilità di sistema concordata e rigorosa che generi proposte condivise a tutela delle categorie più fragili e dello sviluppo economico che genera occupazione. Con questa misura, approvata dalla giunta lo scorso ottobre, la Regione rinuncia con grande sacrificio a parte della propria capacità di spesa a favore di Comuni e Province, liberando così 90 milioni di euro. Beneficiari del provvedimento sono tutti e 72 i Comuni sopra i 5.000 abitanti. In questo modo consentiamo loro di corrispondere al 60% dei loro bisogni, rendendo disponibili 90 milioni di euro sui 152 (58 per le Province, 94 per i Comuni) che rappresentano il totale delle necessità, di realizzare nuove opere nei loro territori e di pagare, come già detto, le imprese che ne hanno già costruite. Tutto questo non sarebbe altrimenti possibile visto che su di essi pende la spada di Damocle dei vincoli stringenti del patto di stabilità nazionale. Comuni e Province avevano formulato ripetutamente una richiesta in tal senso. Insieme a loro, rappresentati dal Consiglio delle autonomie locali, abbiamo deciso criteri equi e oggettivi, al di là delle appartenenze politiche delle singole realtà. Cercheremo in questo modo di tamponare i danni immediati provocati dagli innumerevoli e irresponsabili tagli effettuati dal precedente Governo nazionale nelle varie manovre che si sono susseguite negli ultimi mesi. Una situazione in continuo divenire, che non ha consentito alcun tipo di programmazione pluriennale, ma ha portato sull’orlo del collasso generale tutti i settori, dal welfare al trasporto pubblico, dalle politiche per lo sviluppo delle piccole e medie imprese alle infrastrutture. Va inoltre evidenziato che tra tutte le Regioni colpite dall’emergenza maltempo, le Marche, pur avendo subito nel marzo scorso danni per 650 milioni di euro, sono le uniche che non hanno ricevuto nulla né per la somma urgenza, vale a dire per risarcire i Comuni e le Province che hanno già finanziato gli interventi dell’emergenza, né per il ripristino delle attività imprenditoriali interrotte dall’alluvione e per le famiglie che hanno subito danni. Scendendo nei particolari con il provvedimento approvato dalla giunta alla provincia di Ancona sono stati trasferiti 9 milioni sui 23 richiesti, mentre la Provincia di Ascoli ha ottenuto tutto l’importo di cui necessitava pari a 7,3 milioni azzerando il proprio fabbisogno complessivo. A Macerata sono andati 8,7 milioni (su 13,4) e alla Provincia di Pesaro e Urbino 9,5 su 15 milioni. Fermo non compare nella lista in quanto Provincia di nuova costituzione e quindi fuori dal Patto di Stabilità. Per quanto riguarda i Comuni sono stati trasferiti 55,4 milioni su un importo di 94,1 milioni. Attenzione particolare naturalmente è stata riservata ai Comuni del Fermano, l’area più devastata dall’alluvione del marzo scorso. Il patto di stabilità regionale è un atto di solidarietà, molto oneroso per la Regione, ma particolarmente utile. Ci auguriamo che la comunità marchigiana ne

Fonte: Il Sole 24Ore

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