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Il Parlamento torna a concentrarsi sui conti pubblici

Il nuovo documento di finanza pubblica (Dfp), in pratica il vecchio Dpef, sbarca in Parlamento e occupa i lavori di Camera e Senato. Saranno infatti proprio i conti pubblici, fin da questa settimana, a recitare un ruolo di primissimo piano nell’agenda dei lavori parlamentari dove spicca anche il prossimo avvio dell’esame della legge di stabilità e bilancio per il 2011, la nuova Finanziaria asciutta corredata solo di poche tabelle, che quest’anno comincerà il suo iter da Montecitorio. Conti pubblici, ma non solo. Per la prima volta da tempo immemorabile libere dal fardello dei decreti legge (l’ultimo in vigore, il Dl 125 sulla Tirrenia, è stato convertito in legge giovedì scorso), le Camere possono programmare in qualche modo più organicamente la loro attività. Con tutte le incertezze legate alla fibrillazione della stagione politica che s’è aperta con la frattura nel Pdl e la nascita dei gruppi dei finiani del Fli. Sul tappeto infatti restano intatti i nodi politici che caratterizzeranno questa e le prossime settimane, a cominciare dai temi della giustizia più cari al premier. Alla Camera si cerca una difficile intesa sul processo breve (commissione Giustizia), al Senato il Governo tenta di muovere le pedine per far marciare il “lodo Alfano” costituzionalizzato con l’immunità per il premier e le alte cariche dello Stato (commissioni Affari costituzionali e Giustizia). Mentre in stand by per l’aula, almeno fino a dicembre, continuano a restare a Montecitorio il diritto di voto per gli immigrati e il biotestamento, altri capitoli di potenziale aspro scontro nel centro-destra. Ecco così che a occupare un ruolo cruciale nell’attività legislativa ordinaria saranno altri provvedimenti, non certo di secondo piano. Il Ddl collegato sul lavoro, approvato la scorsa settimana dal Senato, inizia la sua settima navetta alla Camera proprio in questi giorni in commissione Lavoro: il suo debutto in aula a Montecitorio è stato calendarizzato già per lunedì 18 ottobre. E sempre alla Camera, d’altra parte, continua in questi giorni (commissione Cultura) l’esame della delega al Governo per la riforma dell’Università: il Ddl dovrebbe approdare in aula tra una settimana, ma dopo non pochi contrasti, è stato deciso di metterlo ai voti solo dalla metà di novembre, quando Montecitorio avrà licenziato la legge di stabilità e dunque avrà esaurito la sessione di bilancio che formalmente impedisce di esaminare in aula provvedimenti “onerosi”. Libero dalla sessione di bilancio, il Senato può invece dedicarsi più facilmente all’attività legislativa ordinaria, in attesa che in questi giorni sia deciso il calendario dell’aula dei prossimi mesi. In agenda spicca intanto soprattutto il Ddl anti-corruzione, che si avvia al voto delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia.

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