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Il milleproroghe cambia ancora pelle

Il milleproroghe cambia ancora pelle. Dopo il richiamo del Presidente Napolitano, ieri è stato il Ministro dell’economia Giulio Tremonti a tessere le fila delle modifiche al decreto legge 225/2010, che è stato ritoccato attraverso la soppressione di alcune disposizioni ritenute eterogenee dal Capo dello Stato. Il provvedimento passerà con la fiducia alla Camera e sabato mattina sarà definitivamente approvato dal Senato. Nella versione definitiva, salta la riorganizzazione della Consob e la possibilità per i comuni di Roma e Milano di aumentare il numero dei consiglieri da 48 a 60 e conseguentemente degli assessori.
La giornata è iniziata ieri con una serie di riunioni alla Camera. Poi Giulio Tremonti sale al Colle per, formalmente, informare Giorgio Napolitano sulla situazione in vista del G20. Nuovo giro di riunioni tra il ministro, maggioranza, opposizione e anche il Presidente Gianfranco Fini. E arrivano in aula le proposte di Tremonti. “Il Governo è disponibile a cambiamenti”, poi indica quali: nella scuola salta l’assunzione per provincia, in rapporto con l’ultima sentenza della Corte costituzionale (il Ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini dice che gli uffici stanno già lavorando ad una nuova soluzione); salta la normativa sulla Consob; non sopravvive il ‘salvamento’ acquatico e la norma sugli immobili acquisti a seguito di esproprio per Roma. E sempre Roma deve ingoiare un altro boccone: il numero degli assessori e dei consiglieri del Comune di Roma non potrà aumentare, così come a Milano. E su questo si registra una polemica tra Tremonti e il sindaco Gianni Alemanno: “ho molto apprezzato – dice il titolare di via XX Settembre – che è stato ripristinato il testo di luglio dove c’era scritto che il numero di consiglieri e assessori si sarebbe ridotto riducendo un po’ i costi della politica”. “Ma non è finita qui!” risponde Alemanno.
Tra le altre modifiche quella della norma sull’incrocio tra tv e giornali (resta fino a fine 2011); salta la proroga della presidenza dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici e sui servizi; arriva una modifica sulla normativa delle demolizioni di Napoli (si torna al primo testo del Senato); salta la proroga delle concessioni dei contratti nella zona dell’ Etna. E infine una modifica arriva alle novità sull’anatocismo: si faranno salve le somme già versate dalle banche ai cittadini che hanno chiesto la restituzione degli importi indebitamente percepiti dagli istituti. Ma la soluzione non soddisfa nessuno: né i contrari alla norma, né i favorevoli. E su un altro punto si registra maretta nella maggioranza: le demolizioni in Campania. Con i deputati del sud innervositi dal fatto che nessuna delle nuove modifiche proposte dal Governo riguardi interessi del nord.
Comunque, dopo l’intervento di Tremonti (che successivamente sottolinea “l’impegno da parte del governo e anche dal Parlamento a non deviare dallo schema del decreto, mettendo contenuti eterogenei”) si tenta una nuova mediazione nel Comitato dei 18, cioè delle commissioni Bilancio e Affari Costituzionali che di fatto non hanno esaminato il testo. Ma la mediazione con l’opposizione non si trova: le modifiche non sono sufficienti. La palla passa nuovamente al Governo: il Consiglio dei Ministri si riunisce e conferma la possibilità di porre la fiducia già peraltro accordata nel primo passaggio in Senato. Ripartono le votazioni con le pregiudiziali di costituzionalità (bocciate). Ma ormai il cammino sembra segnato. Il governo annuncia la fiducia dopo una seduta straordinaria nel pomeriggio: si voterà domattina alla Camera, quindi – dopo il voto sugli ordini del giorno – il testo “volerà” al Senato per una approvazione sul filo di lana, anche questa con fiducia, prima che domenica il decreto decada. Per completare l’iter servirà la firma di Giorgio Napolitano e poi che il testo sia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

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