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Il medico diventa agente del fisco

Dal 1° aprile sotto il camice bianco si nasconde un “agente del fisco”. Da alcuni giorni tocca, infatti, anche ai medici del Ssn stanare l’esercito degli evasori dei ticket sanitari, verificando se i loro assistiti hanno diritto o meno all’esenzione in base al reddito. La caccia ai “furbetti” in corsia e negli ambulatori che non vogliono pagare nulla per visite e prestazioni è contenuta in un decreto dell’Economia del 2009 che le Regioni stanno ora applicando in ordine sparso e con modalità diverse. Alcune, come l’Emilia Romagna, hanno deciso di assegnare alle Asl il compito di rilasciare un certificato ai cittadini con il codice di esenzione da comunicare al proprio dottore. Altre, invece, come il Lazio affidando la verifica ai medici. Spetterà a loro dunque indicare sulla ricetta il codice di esenzione per reddito, dopo aver consultato uno specifico elenco, consultabile dal pc, fornito dal sistema tessera sanitaria dell’agenzia delle Entrate dal quale risulterà la condizione di esenzione del cittadino. La nuova mansione, però non piace ai sindacati medici che bocciano, con una levata di scudi, le nuove regole: per loro sono «inapplicabili» e «svilenti» e sottraggono tempo prezioso all’assistenza clinica. Tutti d’accordo nel combattere l’evasione dai ticket che vale secondo alcune stime oltre un miliardo l’anno. Ma la caccia agli evasori non deve entrare negli studi medici. «Non è compito nostro», avverte Costantino Troise degli ospedalieri dell’Anaao . La pensa allo stesso modo Giacomo Milillo della Fimmg: «I medici di famiglia non hanno alcuna intenzione di farsi carico anche di questo aggravio burocratico». «È una imposizione ragionieristica», tuona Massimo Cozza (Fp-Cgil medici), che «ancora una volta svilisce la professionalità del medico».

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