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Il «massimo ribasso» finisce davanti al Tar

Le pulizie? Purché costino poco. Il regolamento di esecuzione e attuazione del Codice dei contratti pubblici (Dpr 207/2010), che fra tre mesi cambierà le prassi per l’affidamento dei servizi di pulizia negli enti pubblici, finisce nel mirino di una serie di associazioni imprenditoriali, che hanno impugnato la norma davanti al Tar del Lazio. A unire nella protesta un mondo eterogeneo – da Fise a Legacoop passando per Ansip, un panorama di diverse migliaia di aziende – è il ribaltamento copernicano dei criteri per la “vittoria” ogni volta che gli enti pubblici indicono un bando per la pulizia, appunto. L’articolo 286 del nuovo Dpr, che dal 9 giugno prossimo abrogherà la regola in vigore dal 1999, indica la formula matematica per stabilire la determinazione dell’elemento prezzo: un concentrato di algebra di base (coefficiente = prezzo di base gara detratto prezzo offerto dal concorrente, diviso per il prezzo di base gara meno il prezzo minimo offerto dai concorrenti) che, in sostanza, farà vincere sempre e comunque chi offrirà il ribasso più strabiliante. Se da un lato la cosa può far felice il cassiere, dall’altro scontenta le imprese, preoccupate soprattutto per sé, ma anche per il risultato “pubblico” della riforma. Il settore dei servizi pulizie è sempre stato oggetto di particolare attenzione, scrivono i ricorrenti, sia da parte del legislatore nazionale sia di quello europeo, per molti motivi: la qualità del servizio, senz’altro ma, soprattutto, l’esperienza insegna che il massimo ribasso si è tradotto spesso in tagli occupazionali e inadempimenti contributivi e fiscali. Per non parlare poi dei rischi di infiltrazioni criminali, come riporta l’ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia al parlamento, via ministro dell’Interno: tra le «nuove e sfuggenti tecniche di infiltrazione» delle ‘ndrine, il Viminale segnala proprio «il ricorso al massimo ribasso». «È vero che per ora il regolamento è confinato ai servizi di pulizia – dice Giuseppe Gherardelli, segretario di Fise Anip – ma il rischio è che si passi presto a un’estensione “analogica” dell’articolo 286. Voglio vedere quando le gare per le forniture alimentari saranno aggiudicate solo sulla base dello “strozzamento” dei prezzi».

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