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Il lavoro a misura di famiglia

ROMA – Un accordo nel segno dell’8 marzo, festa della donna. E un accordo sottoscritto da tutte le parti sociali, compresa la Cgil e il Forum delle famiglie. L’avviso comune siglato ieri sera al ministero del Lavoro apre il percorso tecnico per introdurre, in tutti i livelli di contrattazione, forme di flessibilità family-friendly e di conciliazione dei tempi di vita e dei tempi di lavoro. Orari rimodulati, lavoro a tempo parziale, forme di telelavoro, congedi parentali rimodulati e una gestione più attenta dei permessi sono solo alcune delle leve su cui potranno contare le parti per definire, entro i prossimi tre mesi, le buone pratiche di conciliazione da sostenere e diffondere in sede di contrattazione (un lavoro che verrà svolto con la supervisione dell’Osservatorio sulla parità del ministero, affidato alla consigliera nazionale Alessandra Servidori). Mentre entro il prossimo anno verrà effettuata una verifica sulla attuazione effettiva delle nuove forme di flessibilità nell’ambito per Piano nazionale 2020 di inclusione delle donne nel mercato del lavoro. Il ministro Maurizio Sacconi ha salutato l’intesa come «un passo avanti importante delle nostre relazioni industriali che tenteranno, soprattutto attraverso una nuova modulazione degli orari di lavoro, di conciliare al massimo i tempi di lavoro con quelli di famiglia». Molto soddisfatta anche la ministra delle Pari opportunità, Mara Carfagna, secondo la quale si tratta di «un accordo importantissimo, un piccolo passo verso un’Italia più a misura di donna, un aiuto concreto alle famiglie e un ottimo modo per festeggiare l’8 marzo». Come era stato indicato nelle pre-intese, le nuove modulazioni di orario e dei tempi di lavoro potranno contare sulle misure di detassazione del salario di produttività nonchè dei regimi di decontribuzione sulle somme stanziate dai datori a seguito di intese territoriali o aziendali. Mentre come forma di finanziamento diretto delle pratiche di conciliazione che verranno sperimentate, scatterà il finanziamento garantito dal-l’articolo 9 della legge 53/2000: «Si tratta di 15 milioni l’anno, a partire dal 2011, garantiti con il Fondo per le politiche per la famiglia» ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi. La Cgil ha sottoscritto l’avviso comune in virtù delle modifiche apportate alla bozza che era stata proposta la scorsa settimana: «Non c’é più il riferimento al voucher per i servizi e la flessibilità di orari viene definita sulla base della volontarietà del lavoratore e nel rispetto dei limiti previsti dai contratti» ha detto la segretaria confederale Serena Sorrentino. Secondo Paolo Pirani, segretario confederale della Uil, il fatto che l’intesa sia stata raggiunta da tutte le parti sociali dimostra che il tema della conciliazione é «capace di unire. Ed é un segnale che va mandato alla società italiana: c’é bisogno di più coesione». Giorgio Santini, segretario generale aggiunto della Cisl, ha invece sottolineato che le novità più importanti contenute nel testo dell’intesa: «Vengono recuperati, come avevano chiesto le parti sindacali, i concetti legati al sostegno all’occupabilità femminile e le azioni che riguardano le politiche di tipo sociale; inoltre, quelle che venivano individuate come generiche linee guida diventano oggi per le parti un concreto impegno contrattuale». Tra gli accordi che saranno incentivati ci sono soprattutto quelli sugli orari flessibili in entrata e in uscita nei primi tre anni di età del bambino (fermo restando il monte ore complessivo previsto dal contratto), il ricorso alla banca delle ore, soluzioni per i permessi per l’inserimento del bambino alla scuola dell’infanzia o alle elementari, ma anche la possibilità di trasformare «temporaneamente» il lavoro da tempo pieno a parziale nei primi tre anni di età del figlio. E ancora. Si ipotizza l’utilizzo dei permessi accantonati in flessibilità individuale o la banca delle ore «da far fruire in via prioritaria ai lavoratori con oggettive esigenze di conciliazione», e la possibilità di un svolgimento differenziato dell’attività lavorativa in caso di grave infermità del coniuge o di un parente entro il secondo grado (con il telelavoro, a risultato, o usando i giorni di permesso «a ore»). L’intesa punta inoltre ad assicurare da parte delle aziende l’impegno al rientro della lavoratrice dalla maternità all’assegnazione delle stesse mansioni o mansioni equivalenti. Ma anche alla possibilità di usufruire del congedo parentale in modalità di part time, per esempio allungandone proporzionalmente la durata compatibilmente con le esigenze di servizio.

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