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Il Governo va avanti sul riordino delle Province

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Il Governo procede spedito nel riordinare i livelli di governo territoriale. Dopo l’approvazione del disegno di legge che abolisce le Province, domani arriverà in Consiglio dei Ministri anche il d.d.l. che mette ordine a tutta la materia. Il testo prevede una semplificazione dei livelli di governo: regioni con funzioni di legislazione e pianificazione generale e comuni con funzioni amministrative. Gli enti di area vasta, cioè le province e le città metropolitane, diventano, ha spiegato il Ministro degli affari regionali Graziano Delrio, “enti che devono assumere funzioni e dimensioni migliori per offrire servizi efficienti a cittadini ed imprese”.
Dunque, in attesa dell’abolizione effettiva delle province, “queste avranno solo funzioni di pianificazione territoriale, ambientale, trasportistica e di gestione delle strade, mentre – ha aggiunto il ministro – le città metropolitane diventeranno uno dei motori di sviluppo del Paese”. L’area vasta, invece, sarà organizzata come comunità di sindaci, ha continuato, perché “i comuni devono lavorare insieme per lavorare al meglio”.
Delrio ha anche annunciato che a fine agosto verrà convocata una Conferenza unificata per individuare tutti gli enti intermedi da abolire. “Non ci occupiamo solo di province – ha concluso – con una forma di accanimento terapeutico”. Concetto ripetuto anche dal Ministro per le riforme, Gaetano Quagliariello, anche lui presente in Conferenza Stato-Regioni.

LE REAZIONI
L’abolizione delle province preoccupa le Regioni, che ieri hanno chiesto un percorso maggiormente condiviso sul metodo perché temono riflessi sul fronte del personale e delle funzioni delle province.

Soddisfatti appaiono invece i sindaci. “Siamo favorevoli all’istituzione delle città metropolitane in tempi brevi” – ha spiegato il presidente dell’Anci, Piero Fassino – ma sulle province va superata l’attuale configurazione, prevedendo però “istituzioni intermedie o di area vasta tra il livello regionale e quello comunale”.

Infine il presidente dell’Upi, Antonio Saitta, ha parlato di “furore  abolizionista contro le Province”. “Una smania – ha aggiunto Saitta – che continua a non essere supportata  da alcun dato reale e veritiero.  Noi oggi siamo qui alla Conferenza Unificata perché la Corte costituzionale ha dovuto ribadire una cosa del tutto elementare: che le istituzioni della Repubblica non si aboliscono per decreto legge. Tutti, soprattutto il Governo, avrebbero il dovere di accettare le sentenze di un organo costituzionale di garanzia della democrazia. Invece si è rabbiosamente proceduto ad approvare un disegno di legge costituzionale che ha come filosofia di fondo il ritorno al centralismo autoritario. Il disegno di legge costituzionale è un testo del tutto incoerente con lo spirito della nostra Costituzione, così come espresso dall’articolo 5.  Il testo, tra l’altro, come hanno rilevato anche le Regioni nel loro parere consegnato in Conferenza Unificata, è accompagnato da una relazione dai toni offensivi e oltraggianti.  Più che una relazione, infatti, sembra un manifesto politico contro le Province. È invece del tutto evidente la mancanza di risparmi, anche perché si sta intervenendo ad abolire le istituzioni che rappresentano l’1,3% della spesa. Vi invito per questo – ha esortato Saitta –  ad avere il coraggio di affrontare la riforma delle Province all’interno di un disegno complessivo di riordino del Titolo V della Costituzione  e dia vere la forza di affrontare tutto il tema del riordino istituzionale. Annuncio – ha poi concluso il Presidente  dell’Upi – che chiederemo al Parlamento di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta sugli enti strumentali  per capire finalmente quanti sono, cosa fanno e come usano le risorse. Questo permetterà al Paese di intervenire a cancellare quelli che sono i veri enti inutili, il sottobosco della politica,  dove gli sprechi si moltiplicano”.

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