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«Il Governo sospende il federalismo»

ROMA – Stop. Se si vuole andare avanti con l’attuazione del federalismo fiscale, il Governo deve andare in Bicamerale a «riferire urgentemente» sugli impatti che la manovra determina sull’impianto della riforma, che oggi viene «sospesa» in silenzio. È il senso della lettera che ieri i capigruppo delle opposizioni a San Macuto (Walter Vitali, Pd; Linda Lanzillotta, Api; Felice Belisario, Idv; Gianluca Galletti, Udc e Mario Baldassarri, Fli) hanno mandato al presidente della Commissione, Enrico La Loggia, per ridisegnare l’agenda dei lavori in Bicamerale. Oltre al Governo, chiamato a riferire prima che si chiuda l’esame sul prossimo decreto attuativo dedicato ai premi e alle sanzioni per gli amministratori, il riesame della riforma secondo le opposizioni deve coinvolgere anche i diretti interessati, cioè le autonomie territoriali, attraverso una riunione sullo stesso tema con il loro comitato dei rappresentanti. Com’è evidente, la presa di posizione della minoranza non è un fatto di agenda, alla vigilia della ripresa dei lavori su premi e sanzioni prevista per domani. La lettera assume un peso politico di rilievo, soprattutto in una commissione in cui, pur se con qualche eccezione (prima su tutte, il voto sul fisco dei sindaci), lo spirito “bipartisan” ha accompagnato molte delle tappe chiave dei lavori sull’attuazione della riforma. A muovere la penna di centrosinistra e Terzo Polo non sono solo i numeri della manovra, in linea con le osservazioni di Regioni ed enti locali che nei giorni caldi della presentazione del decreto hanno parlato di «federalismo a rischio» o «al tramonto» a seconda del colore politico del dichiarante. Nella presa di posizione delle opposizioni c’è anche un’accusa più circostanziata: il decreto sul fisco regionale (Dlgs 68/2011), in vigore da maggio, prevedeva l’insediamento entro il 6 giugno scorso della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, che avrebbe dovuto «concorrere alla definizione degli obiettivi di finanza pubblica per comparto». La manovra, in cui enti locali e Regioni hanno un ruolo da protagonista, non è transitata da quei tavoli, che di fatto ancora non esistono, e nemmeno è stato avviato il processo di coordinamento, previsto dal decreto sui fabbisogni standard (Dlgs 216/2010), tra federalismo fiscale, livelli essenziali delle prestazioni e obiettivi di servizio. Di qui l’accusa-chiave, che suona come una sfida diretta in particolare alla Lega: «La situazione di emergenza finanziaria può essere efficacemente affrontata solo attuando con rigore i principi del federalismo fiscale – scrivono i rappresentati delle opposizioni richiamando concetti cari al Carroccio -, e non sospendendoli come pare stia facendo il Governo». Una stoccata, che arriva in un momento delicato per la riforma: oltre al Dlgs su premi e sanzioni, su cui la posizione di Regioni ed enti locali rimane dura, in agenda c’è anche il «tagliando» della riforma, che dovrà rimettere in discussione temi “pesanti” come le esenzioni Ici-Imu sull’abitazione principale e il meccanismo delle compartecipazioni fiscali dei sindaci.

IN DISCUSSIONE

Premi e sanzioni
Il decreto, il cui esame secondo l’agenda originaria dovrebbe riprendere domani, introduce le sanzioni per gli amministratori territoriali che si rendono protagonisti di dissesti (anche se le ultime evoluzioni del testo sembrano ammorbidire le penalità, almeno quelle per i partiti che li candidano). Il «tagliando» La Bicamerale dovrebbe poi mettere sotto esame i decreti già approvati, per vedere che cosa non funziona: in discussione soprattutto il federalismo municipale, per le difficoltà legate all’esenzione Imu per l’abitazione principale e ai meccanismi di compartecipazione Iva.

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