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Il fisco resta un cantiere aperto

«Le regioni ci hanno chiesto l’Iva. Noi pensavamo che il federalismo regionale potesse basarsi sull’attribuzione di gettito di imposte dirette. E invece su richiesta delle regioni siamo tornati all’Iva». Appena dopo il via libera del consiglio dei ministri al decreto legislativo sull’autonomia fiscale delle regioni, il ministro dell’economia, Giulio Tremonti ha spiegato così i motivi del dietrofront del governo che rispetto alle prime bozze del dlgs è tornato sui suoi passi abbandonando l’idea della compartecipazione Irpef a favore dell’addizionale e della compartecipazione Iva (quest’ultima, come annunciato dal ministro delle semplificazione Roberto Calderoli potrebbe attestarsi attorno al 45%) destinate a diventare i veri pilastri della nuova fiscalità regionale (si veda ItaliaOggi di ieri) Chiusa idealmente la partita del federalismo (anche se la strada verso l’approvazione definitiva di questo decreto come di quello sulla fiscalità dei comuni sarà ancora lunga) Tremonti ha annunciato che il governo si concentrerà su un altro importante obiettivo, ossia la delega per la riforma fiscale. Ma i governatori, che pure hanno visto molte delle loro richieste accolte, non riescono proprio a sorridere per l’approvazione del decreto. E contestano soprattutto il metodo portato avanti dall’esecutivo che, spiazzando un po’ tutti, ha deciso a sorpresa di unificare i decreti inserendo le norme sui costi standard della sanità nel provvedimento sul fisco regionale. «Solo 48 ore fa, nell’incontro con i ministri competenti, avevamo definito un metodo di lavoro che non prevedeva la riunificazione dei due decreti», lamenta Vasco Errani, presidente della Conferenza delle regioni. Stupore che traspare anche dalle parole del suo vice di area Pdl, Michele Iorio, governatore del Molise: «siamo abituati alle novità ma l’approvazione del cdm rimane una sopresa». Dei costi standard della sanità le regioni discuteranno martedì prossimo nel corso di una commissione congiunta in seno al parlamentino dei governatori. Mentre il parere sull’intero provvedimento dovrebbe avvenire in Conferenza unificata il prossimo 21 ottobre. Il governo dal canto suo difende il decreto e parla apertamente di una «giornata importante» che va a completare la riforma del federalismo. Il ministro della semplificazione, Roberto Calderoli, ha insistito sulla neutralità fiscale che i possibili aumenti dell’addizionale Irpef avranno sui redditi medio-bassi (dipendenti e pensionati). «La parte variabile che potranno applicare le regioni (e che si potrà aggiungere all’addizionale già prevista e attualmente fissata allo 0,9% ndr) potrà arrivare fino allo 0,5% nel 2013, fino allo 0,9% nel 2014 e fino al 2,1% nel 2015». «Ma l’incremento», ha ricordato il ministro, «non potrà essere applicato ai primi due scaglioni Irpef». Esulta anche Umberto Bossi, leader della Lega e ministro per le riforme. ««Avevamo due possibilità: o spezzare l’albero storto della finanze pubblica», dice il Senatùr usando una metafora cara a Giulio Tremonti, «o raddrizzarlo. Si è scelto di raddrizzarlo anche perché è chiaro che in parlamento non potevamo spezzarlo». «Con il federalismo», aggiunge Bossi, «il Paese costerà meno». Critiche arrivano invece dal Pd che giudica «grave e difficilmente giustificabile» (sono parole di Marco Causi) la scelta del governo di accelerare il varo dei decreti «senza completare la fase di approfondimento tecnico che non più di due giorni fa era stata concordata con le regioni stesse».

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