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Il Fisco nel cantiere delle tasse sulla casa

Fonte: Il Sole 24Ore

Il dossier-casa non è finito in un cassetto. Era sul tavolo nei giorni in cui si scriveva il maxi-emendamento alla manovra di Ferragosto, e presto potrebbe essere riaperto. Per ora non si registrano dichiarazioni ufficiali, ma ci sono diversi indizi – come si direbbe in tribunale – gravi, precisi e concordanti. Secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, nei giorni scorsi i tecnici hanno iniziato a valutare l’impatto di una rivalutazione delle rendite catastali. Un capitolo che si aggiunge al possibile anticipo dell’Imu già dal 2012, al taglio dei bonus e all’ipotesi di una patrimoniale. Certo, l’azione di governo si concentra in questi giorni sullo sviluppo, che è la priorità per il Paese. Ma il rischio che il pressing dei mercati richieda ulteriori sforzi sul fronte fiscale non è remoto, anzi. Ecco perché il dibattito sulle possibili correzioni non è mai finito, neppure dopo che la Camera – mercoledì scorso – ha votato la conversione in legge del Dl 138/2011. In primo piano ci sono gli stessi temi che si rincorrono già da qualche settimana, in una sorta di manovra permanente: la stretta sulle pensioni di anzianità, la valorizzazione del patrimonio pubblico e il condono fiscale, magari abbinato a quello edilizio. Accanto a queste ipotesi, però, ce ne sono altre che potrebbero colpire direttamente gli immobili. Dagli uffici dell’agenzia del Territorio e da via XX Settembre non arriva alcuna conferma ufficiale, ma il piano-rendite è stato esaminato, quanto meno a livello di fattibilità. Oggi le rendite vengono alzate del 5% a fini Ici in virtù della vecchia legge del primo Governo Prodi (la 662/1996) e domani potrebbero essere aumentate, ad esempio, del 10 o del 15%, o magari essere soggette a una correzione differenziata per categorie di immobili. D’altra parte, se l’esigenza fosse quella di recuperare gettito per ragioni di cassa, un ritocco delle rendite catastali porterebbe all’erario soldi freschi e subito. Quanti? Un bilocale in una grande città italiana, con una rendita di 732 euro all’anno, passerebbe da 512 a 561 euro di Ici all’anno (ipotizzando un’aliquota al 7 per mille e una rivalutazione del 15%). A livello globale, partendo dalle ultime statistiche pubblicate dal Territorio – e sempre tenendo ferma l’esenzione per l’abitazione principale – si può stimare che un incremento della rivalutazione dal 5% al 10% valga circa 500 milioni di Ici in più all’anno, che diventano 950 se si sale al 15 per cento. Somme alle quali vanno aggiunti i maggiori introiti dell’imposta di registro sui trasferimenti immobiliari e il maggior gettito dell’Irpef sulle seconde case sfitte. La partita delle rendite catastali si intreccia con quella di un possibile avvio anticipato del l’Imu, la nuova imposta municipale, che partirebbe dal 2012 anziché dal 2014 (si veda anche la pagina precedente). A rigor di logica, Imu e rendite non dovrebbero andare a braccetto, perché aumentare l’aliquota è un po’ come alzare il valore su cui la si applica. Ma si potrebbero fare entrambe le cose per lasciare più margini d’azione ai sindaci, che già hanno contestato come «troppo basso» il 7,6 per mille dell’Imu. In un caso e nell’altro, comunque, si tratterebbe di operazioni che agiscono senza toccare le tariffe d’estimo, cioè i valori in base ai quali vengono calcolate le rendite catastali. Operazioni tecnicamente semplici, dunque, che però non farebbero giustizia delle sperequazioni della fiscalità immobiliare, che si trascinano da anni. In mezzo a tante ipotesi un punto fermo c’è, ed è il riordino delle agevolazioni. Il gruppo degli esperti guidato da Vieri Ceriani ha censito finora 479 tax expenditures nazionali, classificandole in base alla loro funzione (e dunque alla loro importanza). Il risultato è che nessuno dei bonus principali legati alla casa figura nel nocciolo duro degli incentivi intoccabili. E quindi, anche se la valutazione finale sarà puramente politica, è probabile che vengano limate – o tagliate – una o più delle agevolazioni dettate per la casa: le detrazioni del 36% e del 55% (peraltro in scadenza a fine anno), le imposte ridotte sugli acquisti di prime case, lo sconto sugli interessi del mutuo, la cedolare secca sugli affitti, le deduzioni forfettarie sui canoni di locazione. Nella lista c’è anche l’esenzione Ici sull’abitazione principale, ma qui il discorso si fa più complesso, perché Silvio Berlusconi ne ha fatto una bandiera politica fin dal duello tv con Romano Prodi del 2006. Tutte queste agevolazioni pesano per poco più di 13 miliardi sui 164 conteggiati dai tecnici. Non bisogna dimenticare, però, che i bonus intoccabili valgono 72 miliardi e che l’Iva ridotta al 10% e al 4% incide per circa 27 miliardi. A conti fatti, quindi, le voci effettivamente tagliabili sono meno di quel che sembrano. La manovra di Ferragosto fissa obiettivi chiari – 4 miliardi di risparmi nel 2012 e 20 a regime nell’anno seguente – che dovranno essere raggiunti con la riforma fiscale o, in mancanza, con un taglio lineare spalmato su tutti i bonus. In un modo o nell’altro, gli immobili sono già nell’agenda del Fisco.

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