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Il federalismo prova il forcing

Giorni decisivi per il federalismo, con le commissioni parlamentari che si apprestano a dare il proprio parere sui decreti attuativi. E se il primo scoglio (alla luce dei tempestosi rapporti tra maggioranza e opposizione) è quello del fisco municipale, la possibilità di una frenata alla riforma sembra giocarsi su un altro livello, quello della sanità. “Quello di cui stiamo parlando è il decreto sul federalismo dei comuni, cioè sul fisco comunale. Il grosso del federalismo è quello delle regioni e della sanità. Quello è il vero problema”, dice il presidente della commissione Finanze del Senato Mario Baldassari, esponente di Futuro e Libertà e ago della bilancia nella commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale. Il decreto legislativo sui comuni, spiega Baldassarri, “è molto importante perché è la pietra miliare di appoggio. Sul criterio della sussidiarietà verticale bisogna partire dai comuni poi risalire province, regioni e Stato. Però dal punto di vista delle dimensioni quantitative quello che è il grande bubbone è la spesa delle regioni con dentro l’85% di sanità. Sul decreto che è arrivato alla bicamerale ho detto quali sono secondo me i punti deboli e gli aspetti per i quali potrebbe essere inapplicabile. Quindi ho detto correggiamolo insieme e facciamo una cosa seria”, conclude Baldassarri. “La sanità è avviata all’obiettivo di un controllo efficiente della spesa. Il mezzo per raggiungerlo è il federalismo fiscale. L’80% della spesa corrente delle regioni è assorbita dalla sanità. Due sono i modi per ottenere in tutto il paese una spesa efficiente: i costi standard, chi spende meglio stabilisce il benchmark sul quale vengono fissate le risorse da garantire ad ogni regione; e le sanzioni, una sorta di procedura fallimentare per le amministrazioni che non riescono a rispettare gli indicatori, il che comporta il commissariamento, il ritorno al voto e l’ineleggibilità degli amministratori”, commenta Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, aggiungendo che “ciascun servizio regionale deve garantire i livelli essenziali di assistenza, ed anche questi sono stati fissati. E deve farlo nel modo migliore, mobilitando erogatori pubblici e privati. L’importante è che la vigilanza sia rigorosa su tutti”.
Sui tempi e i riflessi del passaggio parlamentare si gioca a questo punto l’intera partita. Almeno a parere di Roberto Calderoli: “Se qualcosa va storto, non ha più senso portare avanti la legislatura. Non è un problema di ultimatum, ma di prospettiva. Se non si trova l’intesa sul federalismo, sarà ancora più difficile trovarla sulla manovra fiscale e su tutto il resto”,  afferma il ministro della Semplificazione normativa, aggiungendo che “comunque resto fiducioso, se la discussione si concentra sul merito dei contenuti non ci sono problemi, se invece lo scontro e l’incertezza prevalgono le cose si complicano”. Calderoli chiede poi che finiscano “una volta per tutte gli attacchi personali che ogni giorno leggiamo sui giornali”. Secondo il ministro leghista, “la politica non deve essere fatta dai quotidiani, che ormai sono diventati giornali scandalistici, né dalle procure, né da chi prova con la piazza o mettendo le bombe alle sedi di partito a cambiare le cose. Per questo Bossi è stato chiaro: o, come si augura la Lega, il Governo torna a dare delle risposte attraverso le riforme oppure è meglio andare alle urne. L’unica cosa che non è accettabile è l’incertezza”.
“Il federalismo avrà il parere favorevole del Parlamento, sono più che fiducioso, perché è una riforma che serve al Paese, serve al Mezzogiorno e perché il Governo sta lavorando bene, con una grande disponibilità alle proposte migliorative e alle modifiche che si ritengono sostenibili”. Raffaele Fitto, Ministro per gli affari regionali, pensa in positivo e giudica il provvedimento importante soprattutto per il Sud perché introdurrà un miglioramento della qualità della spesa pubblica, obbligherà le classi dirigenti ad una maggiore responsabilizzazione in quanto “obbliga tutti ad adottare un principio di spesa virtuoso”, e insieme al Piano per il Sud “contribuirà a modificare in modo strutturale i meccanismi di spesa. Esiste una situazione che non è più tollerabile, lo dico da uomo del Sud”.

LA RICHIESTA DELL’ANCI
Un incontro urgente con i Ministri dell’economia e della semplificazione normativa e con il presidente della Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale. È quanto chiede il presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) Sergio Chiamparino, in una lettera inviata a Giulio Tremonti, a Roberto Calderoli e a Enrico La Loggia. “In considerazione della mancata intesa sancita nella Conferenza Unificata del 28 ottobre u.s. in cui – scrive Chiamparino – il Governo non ha accolto la richiesta di rinvio proposta dall’Anci, utile per arrivare ad una posizione favorevole, nonché la contestuale proposizione da parte dell’Anci di significative proposte emendative, su cui si andava delineando una possibilità di accordo di massima; valutato, inoltre, il dibattito intercorso in queste settimane sull’introduzione di possibili modifiche allo schema di decreto legislativo in materia di federalismo municipale, ritengo necessario chiederle un incontro urgente per valutare gli intendimenti del Governo e il confronto in atto nell’ambito della Commissione parlamentare per il federalismo fiscale ai fini della formulazione del parere”. Secondo il presidente Anci “una verifica attenta e soddisfacente nei prossimi giorni sui contenuti del provvedimento, prima della conclusione del passaggio parlamentare e del definitivo varo da parte del Consiglio dei Ministri, si rende certamente necessaria sia perché in sede di Conferenza unificata non si sono determinate le condizione per esprimere l’intesa, sia soprattutto per comprendere quali correzioni si intendono apportare, al fine di fugare le crescenti preoccupazioni sull’incertezza dell’impatto finanziario del provvedimento, come stimate da una analisi compiuta da Ifel”. Un incontro, quello richiesto da Chiamparino che viene giudicato da Anci “indispensabile per poter formulare con piena cognizione un compiuto e definitivo parere tecnico e politico sul provvedimento in materia finanziaria e fiscale, allo stato il più importante per il futuro dei Comuni”.

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