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Il federalismo c’è già Chiedete al benzinaio

Non è normale la benzina oltre 1,60 euro al litro. D’accordo, la rivolta nel Nordafrica. Certo, lo shock sulle materie prime causato dal quantitative easing della Federal Reserve di Ben Bernanke che ha catapultato fiumi di liquidità in due mandate e surriscaldato i prezzi. Tutto vero, ma sull’esplosione dei carburanti in Italia contribuisce in maniera determinante il fisco. Le accise, proporzionali al prezzo della materia prima, finiscono per aumentare all’aumentare del prezzo. In questa partita, come sempre quando aumentano i prezzi dei carburanti, il vero vincitore è lo Stato. Perdono i cittadini, le imprese, i consumatori. Inoltre, oltre al danno c’è la beffa. A pagare più di tutti sono i cittadini che usufruiscono di servizi peggiori. Al Sud, per esempio, il prezzo dei carburanti è mediamente più alto che al Nord. La Campania è la regione dei record negativi, la Lombardia la più virtuosa. È la rappresentazione plastica di quanto anche, se non soprattutto, nei periodi non emergenziali potrebbe fare un sistema distributivo liberalizzato. Più pompe di benzina, più concorrenza, prezzi calmierati dal mercato stesso. Adesso però c’è l’emergenza. Sterilizzare in parte le accise sarebbe anche un modo per tenere sotto controllo l’inflazione. Non una cattiva idea.

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