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Il fabbisogno supera i 75 miliardi

Impennata del fabbisogno in settembre, per effetto del pagamento dei debiti pregressi, l’accelerazione dei rimborsi fiscali e maggiori pagamenti per interessi. Il dato reso noto ieri sera dal ministero dell’Economia evidenzia un maggior fabbisogno di 4,1 miliardi rispetto allo stesso mese del 2012 (15,5 miliardi rispetto a 11,4), che porta il cumulato dei primi nove mesi a quota 75,6 miliardi, contro i 45,5 dello scorso anno.

Stando alla valutazione del Mef, i dati attesi dal fronte delle entrate fanno stimare «un andamento del gettito migliore di quello atteso», e tuttavia lo scostamento appare al momento consistente. In settembre, nel dettaglio, l’accelerazione dei prelievi delle amministrazioni pubbliche è stata pari a 2,4 miliardi, mentre viene cifrata in 400 milioni la quota dei rimborsi fiscali e in 1,5 miliardi dei maggiori oneri per interessi dovuti «a una diversa calendarizzazione delle emissioni» rispetto al 2012.

Decisivi saranno a questo punto gli ultimi tre mesi dell’anno. Per mantenere il deficit (versione indebitamento netto) al di sotto del 3% del Pil, il governo ha già previsto una mini-correzione di 1,6 miliardi, a patto che l’andamento dei conti pubblici da qui a fine anno risulti in linea con le ultime previsioni contenute nella Nota di aggiornamento del «Def». In caso contrario, occorrerà potenziare l’entità della correzione. La “manovrina”, già prevista dal decreto Iva poi bloccato durante l’ultimo Consiglio dei ministri dai venti di crisi, dovrebbe essere varata entro il 15 ottobre. In lista d’attesa anche il rifinanziamento di oltre 260 milioni delle missioni internazionali di pace per gli ultimi tre mesi del 2013, i fondi per l’emergenza immigrazione (circa 200 milioni).

Un’operazione da oltre 2 miliardi che potrebbe salire a quasi 2,5 miliardi includendo le risorse per la Cig. L’inserimento nel pacchetto di misure da varare entro la prima metà di ottobre (magari in parallelo con la legge di stabilità) del rifinanziamento della Cig in deroga per 330 milioni non è però ancora certo. Anche questo intervento faceva già parte del decreto Iva rimasto nei cassetti di palazzo Chigi a causa dello scontro nella maggioranza.

Per la manovrina correttiva ci sarebbe tempo, almeno sulla carta, fino a fine anno. Ma a via XX settembre si vuole dare un segnale chiaro all’Europa, che chiede di rispettare gli impegni presi, e ai mercati già preoccupati per l’instabilità politica che sta attanagliando il Paese: per questo motivo la manutenzione contabile da 1,5-1,6, che potrebbe essere presentata anche da un’eventuale esecutivo in ordinaria amministrazione, è destinata ad essere varata al primo Consiglio dei ministri “utile” o, al più tardi, in parallelo alla legge di stabilità per la quale la “deadline” è espressamente prevista: il 15 ottobre.

Intanto il ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia, lancia l’allarme sul rischio di vedere andare in fumo i fondi Ue: «Se la legislatura si interrompesse prima della sua naturale scadenza, sarebbero a rischio fondi europei della programmazione 2014-2020».

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