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Il drappello degli enti virtuosi

I comuni medi come Frascati e Ladispoli, Viterbo tra i comuni capoluogo e Montalto di Castro tra i centri minori. Sono tra le amministrazioni comunali che a partire dal prossimo anno potrebbero beneficiare delle regole appena introdotte dalla doppia manovra correttiva (Dl 98/2011 convertito nella legge 11/2011 e il Dl 138/2011 convertito dalla legge 148/2011) e alleggerire i bilanci dai tagli ai trasferimenti e dalle limitazioni ai tetti di spesa imposte dal Patto di stabilità. Infatti, solo considerando il 2012 in ballo c’è un sacrificio finanziario di circa 720,2 milioni per i comuni laziali (il totale italiano ammonta a 6,2 miliardi), di cui 342,7 milioni in qualità di minori trasferimenti e 377,5 milioni come minore spesa. Dunque, nonostante la manovra obblighi i bilanci dei comuni a una drastica cura dimagrante, l’introduzione dei parametri di virtuosità consentirà anche agli enti laziali sottoposti al patto (cioè quelli con più di 5mila abitanti) di non pagare il prezzo del mancato rientro del deficit dello Stato italiano; purché dimostrino di essere efficienti nella programmazione di bilancio e nella gestione dei servizi. In sostanza, tagli a trasferimenti e vincoli alla spesa potranno essere annullati, subire riduzioni o ulteriori aumenti, a seconda dei risultati misurati su 10 parametri di tipo finanziario ed economico: tra cui l’incidenza della spesa per il personale sulla spesa totale e il numero dei dipendenti sulla popolazione, l’autonomia finanziaria, l’equilibrio tra entrate e spese, la velocità di riscossione delle entrate. Con un Dm dell’Economia i comuni verranno suddivisi in quattro classi di merito: quelli che faranno parte della prima – dei virtuosi – non parteciperanno al patto di stabilità interno; gli altri comuni sopporteranno, invece, tutti i sacrifici richiesti dal patto, modulati in base alla classe di merito. «La norma – spiega Luca Abbruzzetti, direttore di Legautonomie del Lazio – è finalizzata a punire i comuni meno virtuosi, obbligandoli a sopportare tutto il peso finanziario della manovra correttiva. Con conseguenze drammatiche per la popolazione e il territorio amministrato». Quanto rischiano effettivamente i comuni laziali? Sulla base dell’esame dei bilanci consuntivi del 2009 ? che saranno la base di calcolo dei parametri 2012 ? il Sole 24 Ore Roma ha stimato quali potrebbero essere i risultati per i comuni laziali con più di 5mila abitanti in base a quattro degli indicatori citati (spesa personale, equilibrio, autonomia finanziaria e velocità di riscossione delle entrate). Una stima (le regole per il calcolo devono essere ancora definite dal decreto) che può fornire comunque indicazioni interessanti sui livelli di efficienza raggiunti dalle amministrazioni comunali. Tra i comuni di media dimensione demografica, Frascati e Ladispoli risultano tra i più virtuosi. Il primo può contare su una bassa incidenza della spesa per il personale (19,2%) e su un elevato livello di autonomia finanziaria, pari all’80%. Il secondo, accanto a un basso livello di spesa per il personale (15,9%) fa valere, invece, un alto valore dell’equilibrio di parte corrente. Il 108,1% raggiunto nel 2009 indica, infatti, che le quota accertata di entrate corrente è risultata più che sufficiente per coprire le spese correnti e per il rimborso di prestiti impegnate dall’amministrazione comunale. I calcoli mettono in evidenza anche i comuni apparentemente meno efficienti come Tivoli (si veda l’articolo a pagina 15), per via del basso livello di autonomia finanziaria, pari al 51,7%, e della bassa velocità di riscossione delle entrate (52,4%). Restringendo l’analisi ai comuni capoluogo tra i più efficienti ci sono Viterbo (si veda l’articolo a pagina 15) con una bassa incidenza della spesa per il personale (27,3%) ed elevato livello dell’autonomia finanziaria (61,4%) – e Roma con un equilibrio di parte corrente del 102,3% e velocità di riscossione delle entrate pari al 70,2%. Tra i piccoli invece il più virtuoso è Montalto di Castro, primo tra i primi 15 comuni laziali relativamente a tre indicatori premianti: la spesa per personale (18,6%), l’autonomia finanziaria (94,6%) e la velocità di riscossione delle entrate (83%).

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