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Il difficile incrocio tra siti e urne: ecco la mappa-rebus di Maroni

ROMA – Urne e immigrati: un incrocio letale che sta mandano in tilt governo e coalizione di maggioranza, Pdl e Lega. Basta incrociare due dati sulla cartina geografica dell’Italia per capire che sull’immigrazione la temperatura salirà sempre di più. Se da un lato si mettono tutte le città in cui si voterà il 15 maggio e dall’altro si segnano tutti i possibili siti dove verranno dislocati gli immigrati e i profughi, si arriva dritti dritti al «Fora d’i ball» del Senatur. Insomma, la campagna elettorale è cominciata e anche con i suoi toni più alti. Del resto se ancora si litiga sui siti, se è stata necessaria una cena tra il premier e i suoi e se sarà necessaria ancora una nottata per negoziare con le Regioni è proprio per la scadenza delle amministrative. Soprattutto è il Carroccio in fibrillazione. L’elenco che suscita tormenti al Senatur ha la Lombardia in testa. È la regione dove si vota in assoluto di più in termini di comuni e di elettori: 237 città, due Comuni importanti come Milano e Varese e due province, Mantova e Pavia. Ed è certo che dovrà dare un contributo all’emergenza-immigrati anche se il sito provvisoriamente individuato – Castano Primo in provincia di Milano – forse sarà cambiato e anche se i 9mila immigrati forse saranno un po’ più o un po’ meno. Insomma, è scontato che in pieno territorio padano arriverà una piccola Lampedusa. Senza contare che si vota non solo a Varese – la città di Bossi e Maroni – ma in tantissimi Comuni di tutte le Province. E anche nella provincia dove la Lega vuole tentare il colpaccio: scippare Mantova, roccaforte rossa. Gianni Fava, deputato leghista mantovano è la carta che il Carroccio gioca contro il candidato del centro-sinistra, Alessandro Pastacci. «Sono preoccupato. Spero solo che l’effetto-Libia non diventi il nostro Vietnam. Le dico chiaramente – racconta Fava – che la nostra base è in fermento, chiede di essere drastici, di mandarli via. Temo ricadute non positive su di noi anche se ci siamo schierati contro il conflitto in Libia mentre il Pd lo ha sollecitato». L’allarme di Fava a Mantova è quello che c’è anche in Veneto, altra regione verde Lega. Lì si vota nella provincia di Treviso, sempre con un candidato del Carroccio, e a Rovigo. Anche lì le trattative serrate con il leghista Maroni stanno cercando di dirottare gli immigrati sui siti più a Nord. Per esempio, in Trentino unica regione con le urne chiuse. E c’è il Piemonte: 147 città votanti, in prima fila Torino, poi Novara e Vercelli. Anche qui ci sono due siti “ballerini” in provincia di Torino e soprattutto c’è un Governatore leghista. Ma questa partita assomiglia tanto a un derby Nord-Sud: finirà in un pareggio? Il fatto che il ministro dell’Interno sia della Lega rende, tra l’altro, le trattative con le Regioni meridionali più aspre. Anche perché se in Lombardia si vota in 237 città, in Lazio le amministrazioni sono 111 e in Campania 119 con Napoli, Benevento, Caserta e Salerno. Per il momento le Regioni che hanno dato di più e dove sono stati individuati più siti sono la Sicilia – si vota in 28 città (ma la data non è ancora fissata) – e la Puglia che potrebbe contribuire con due siti in provincia di Taranto e Foggia mentre si voterà in 61 città. Capitolo a parte è la Toscana, regione rossa, in lizza per accogliere gli immigrati con due siti (uno in provincia di Pisa, l’altro di Massa Carrara) e che ha una tornata di amministrative molto impegnativa: 34 Comuni tra cui Siena, Grosseto, Arezzo e Lucca. La Lega voleva lanciare la sua offensiva ma forse dovrà rinviare le ostilità.

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