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Il decreto Imu cambia ancora il governo cerca di non far pagare la tassa extra dovuta a gennaio

ROMA – Sull’Imu, l’ultima parola non è ancora stata detta. Il governo ha appena varato un decreto che cancella sì la seconda rata, ma chiede comunque ad una parte dei cittadini di pagarne un pezzetto (la cosiddetta mini-Imu). Il testo è appena approdato alla Gazzetta Ufficiale, ma l’esecutivo già sta pensando a come modificarlo, per garantire il rimborso di quel parziale pagamento, o meglio ancora per far sì che il versamento in questione non si debba proprio effettuare. Il fatto è che ancora non si sa né dove prendere i soldi, né quanti ne servano.

L’ultimo dei tre decreti presentati sulla tassa immobiliare prevede infatti l’abolizione della seconda rata, ma stabilisce anche che – nei Comuni dove è stata applicata un’aliquota più alta di quella standard fissata al 4 per mille – alle famiglie si chieda di versare entro il 16 gennaio il 40 per cento della differenza.

Una soluzione che ha scatenato le ire dei sindaci (pronti a dar battaglia in Parlamento durante l’iter della conversione in legge), e messo in seria difficoltà il governo stesso, che pur si era impegnato su un «niente Imu per la prima casa». Le possibili vie d’uscita sarebbero due: chiedere il versamento e poi rimborsarlo (magari «scalandolo» dalle altre tasse comunali dopo che le giunte avranno a loro volta incassato i fondi ripartiti dallo Stato), oppure evitare inutili partite di giro e versamenti da parte dei cittadini interessati, garantendo una copertura per la miniImu già nella legge di Stabilità. É la strada che più piace al ministro degli Affari regionali Graziano Delrio, ma prima di trovare i fondi per evitare la tassa di metà gennaio bisogna capire quanti soldi davvero servono.

La questione non è del tutto chiara. Secondo una prima versione del decreto alla «parziale» tassa di gennaio erano interessati tutti quei Comuni che avevano alzato l’aliquota Imu nel corso del 2013 (in teoria possono ancora farlo fino al 9 dicembre). In questo caso la quota da coprire con la legge di Stabilità si fermerebbe a 150 milioni. La seconda e ultima versione del testo non fa però riferimento all’anno in cui è stato applicato l’aumento, ma coinvolge nella partita tutti i centri in cui si versa una Imu più alta del quattro per mille. In questo secondo caso la platea delle giunte che dovrebbero chiedere ai loro cittadini il versamento di quel 40 per cento è decisamente più alta e il «conto» da saldare per scansare la mini-tassa salirebbe a circa 400 milioni. Comunque sia, rimborso o copertura dovranno essere approvati dal ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, che anche ieri, in un’intervista alla Stampa ha ribadito come «un tributo sugli immobili resta necessario per finanziare i Comuni e questo spiega la scelta di governo per il 2014».

Va poi detto che la lista di modifiche da apportare alla legge di Stabilità durante il suo passaggio di aula si fa sempre più lunga. La maggioranza infatti punta prima di tutto ad aumentare il bonus-Irpef, ovveroa ridurre ulteriormente le tasse sul lavoro.

Come? Alzando la dotazione messa in conto per il taglio al cuneo fiscale e allargando i benefici della misura anche agli incapienti (quelle famiglie che, dichiarando redditi inferiori alle soglie minime previste non si avvantaggiano dei tagli). L’idea è di anticipare al 2014 parte della spending review prevista per il 2015 (per tre miliardi e mezzo circa)e di recuperare qualche risorsa ulteriore dalla lotta all’evasione fiscale.

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