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Il conto punta dritto sul reddito familiare

Per i tanti Comuni a cui la sorte non riserva l’ingresso fra i “virtuosi”, il fisco rappresenterà uno degli strumenti principali per scalare la montagna del Patto di stabilità. I sindaci, però, non potranno fare una vera politica fiscale, che comporta la scelta fra interventi su reddito o rendita, impresa o famiglia, perché l’unica leva sbloccata dalle manovre estive è quella dell’addizionale Irpef. Nell’ultimo rapporto sulla finanza locale, l’Ifel ha calcolato che per compensare per questa via la stretta prevista nel 2012 l’addizionale massima dell’8 per mille dovrebbe affacciarsi nel 95% dei Comuni, allargando di 7 volte la propria platea attuale. In un’ipotesi del genere, a pagare sarebbero le famiglie: lo stesso istituto ha calcolato l’impatto delle varie misure fiscali in un grande Comune-tipo (di circa 150mila abitanti), concludendo che in caso di incremento Irpef l’88% del gettito arriverebbe dalle famiglie. Anche per questo, i sindaci hanno spinto sull’ipotesi di anticipo al 2012 dell’Imu, su cui la discussione nel Governo è aperta: l’anticipo, però, non è l’unico nodo, perché a giudizio dei sindaci il dimezzamento dell’aliquota per gli immobili in affitto e la reintroduzione delle esenzioni per gli immobili della Chiesa imporrebbero di alzare l’aliquota base (oggi al 7,6 per mille) per evitare buchi.

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