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Il Consiglio di Stato: ricontare i voti di Cota

TORINO – Alla fine di una lunga e tesissima giornata ai piani alti del palazzone di piazza Castello l’unico dato certo sembra essere questo: la battaglia legale attorno all’elezione di Roberto Cota in Piemonte è solo alle prime battute. Anche se ieri il Consiglio di stato ha rigettato l’istanza di sospensiva cautelare presentata dai legali del governatore leghista. Che avevano chiesto di bloccare l’esecutività della sentenza pronunciata dal Tar del Piemonte appena una settimana fa, con cui si disponeva il riconteggio di 15mila schede elettorali delle scorse regionali. Un gruzzolo decisivo per le sorti del Piemonte visto e considerato che furono poco più di 9mila voti a consegnare, lo scorso 29 marzo, lo scranno più importante della regione all’allora capogruppo leghista della Camera. Si proceda dunque, scrivono i giudici della quinta sezione di Palazzo Spada, al riconteggio delle preferenze collegate alle liste “Al centro con Scanderech” e “Consumatori”. Nell’ordinanza vergata dal presidente Stefano Beccarini, il collegio sostiene infatti che l’operazione«non è in grado di paralizzare o anche solo di ostacolare il corretto funzionamento degli organi di governo della Regione Piemonte ». Anche perché, è la tesi dei giudici, «non sussistono, allo stato attuale, gli estremi del danno grave e irreparabile asseritamente derivante dall’esecuzione del dispositivo» del Tar del Piemonte. Dal momento che si tratta «di una pronuncia non definitiva, avente ad oggetto atti endoprocedimentali ». Fin qui, quindi, il bicchiere mezzo vuoto per Cota. Nell’ordinanza, infatti, il Consiglio precisa anche che la verifica «deve essere effettuata con il contraddittorio tra le parti» (come avevano chiesto i legali del governatore) e rinvia, come era prevedibile, «ogni statuizione sul merito» dal momento che non sono ancora note le motivazioni del dispositivo del Tar (motivazioni che potrebbero già essere depositate oggi). Passano poche ore e arriva una nota del premier Silvio Berlusconi. «Mi auguro per il rispetto dovuto alla sovranità popolare che non si voglia ribaltare per via giudiziaria la scelta dei cittadini piemontesi ». Ma la delusione del governatore è palpabile. «Il riconteggio è inutile – ammette amaro Cota – è uno spreco di denaro pubblico perché la legge è chiara, come sono chiarissime le istruzioni del ministero dell’Interno».La tesi sostenuta dal presidente e dai suoi avvocati è che il voto dato alle liste, se non disgiunto, vada attribuito anche al candidato governatore collegato alla lista stessa. Ma per i giudici del Tar, che la scorsa settimana avevano ordinato il riconteggio, il collegamento automatico è venuto meno a causa dell’irregolarità delle due liste collegate al presidente Cota (12.154 i voti raccolti da Scanderech e 2.286 quelli dei Consumatori). Dunque dovranno essere “salvati” solo i voti chiaramente attribuiti al governatore. I legali di Cota, però, fanno intendere che su questo punto daranno battaglia appellandosi alla legge n. 43 del 1995. «Contesteremo ogni scheda in cui non sia attribuito il voto al presidente se non gli verranno conteggiati anche quelli di lista», assicura l’avvocato Luca Procacci. Che comunque è pronto a presentare nuovi ricorsi, seguito dai consiglieri della Lega, non appena saranno depositate le motivazioni dei giudici di primo grado: prima un’altra richiesta di sospensiva e poi un’impugnativa nel merito davanti al Consiglio di stato. La sfida di carte bollate è dunque solo agli inizi. Per il momento, però, l’ex governatore Mercedes Bresso si gode la vittoria. «Anche il consiglio ha respinto la modalità pretestuosa e strumentale di Cota. Mi auguro che si mettano tranquilli e attendano le motivazioni del Tar e poi il riconteggio delle schede annullando le due li-ste illegittime. A questo punto dopo la mobilitazione di ministri, dello stesso premier Berlusconi e agitato le fiaccole, spero che rientrino in una visione compiuta della democrazia». A stretto giro arriva però la replica piccata del coordinatore regionale del Pdl, Enzo Ghigo. «L’ex presidente ricordi che le fiaccole di cui parla, facendo riferimento alla manifestazione di centro-destra, erano tenute in mano da cittadini desiderosi di difendere la propria scelta compiuta nelle urne». Urne custodite a pochi chilometri dal capoluogo e che attendono ora di essere ricontrollate.

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