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Il Codice prepara il debutto di settembre

Da metà settembre il processo amministrativo cambierà passo. Dovrà, infatti, tener conto del codice, ovvero della prima raccolta organica delle disposizioni che regolano il contenzioso davanti ai Tar e al Consiglio di Stato. Così come la giustizia ordinaria, sia civile sia penale, anche quella amministrativa potrà, dunque, contare su un corpus unitario di norme, che finora si trovavano sparpagliate in diverse leggi e regolamenti. Già solo per questo l’appuntamento del 16 settembre si annuncia come una “rivoluzione”. Ma lo è ancora di più se si considera che quello che magistrati e avvocati dovranno imparare a sfogliare e consultare in poco meno di due mesi non è solo un codice compilativo, frutto di un mero lavoro di raccolta e sistemazione delle regole esistenti, ma presenta aspetti innovativi. Che avrebbero potuto essere ancora più incisivi se il Governo avesse seguito le indicazioni della commissione speciale insediata presso il Consiglio di Stato con il compito di redigere il primo schema del nuovo codice. Perché per arrivare al decreto legislativo 104 del 2 luglio 2010 – pubblicato sul supplemento ordinario 148/ L alla Gazzetta Ufficiale 156 del 7 luglio – si è passati prima per una delega e poi per un’attività di taglio e cucito che ha visto all’opera la commissione di esperti, il Governo e il Parlamento. Tutto, però, è nato con la delega inserita nella legge 69/2009, normativa che l’estate scorsa ha inciso profondamente anche sul processo civile. L’articolo 44 di quel provvedimento ha affidato all’Esecutivo il compito di scrivere il codice del processo amministrativo, ovvero del luogo che vede i cittadini contrapporsi alle pubbliche amministrazioni per reclamare la difesa dei cosiddetti interessi legittimi. La delega indicava al Governo anche gli obiettivi da perseguire nella stesura del codice: puntare su un rito snello ma capace di garantire ampie tutele, che rispettasse i tempi del giusto processo e al contempo potesse disfarsi di gran parte dei ricorsi pendenti da decenni. Finalità che presupponevano un lavoro che andasse oltre la semplice riorganizzazione del materiale esistente e che sono state fatte proprie dalla commissione di esperti che nell’autunno scorso ha iniziato a lavorare presso il Consiglio di Stato. A febbraio di quest’anno ha così visto la luce il primo schema del codice, che conteneva diversi aspetti di novità. Uno per tutti: il venir meno della pregiudiziale amministrativa, ovvero del principio – negli ultimi anni difeso a denti stretti dal Consiglio di Stato, ma osteggiato dalla Cassazione – che la richiesta di risarcimento del danno debba essere preceduta dall’annullamento dell’atto che lo ha causato. Secondo la versione del codice messa a punto dalla commissione, si tratta di due procedure che possono camminare separate. Il primo testo non ha, però, superato indenne il vaglio preliminare del Consiglio dei ministri, che vi ha apportato diverse correzioni: ripristino, seppure non esplicito, della pregiudiziale amministrativa; soppressione della norma che istituiva le sezioni stralcio nei Tar con un più alto carico di cause pendenti; scomparsa della giurisdizione esclusiva affidata al Tar Lazio per i ricorsi sulle elezioni politiche. Tagli effettuati in nome, almeno per le ultime due modifiche, dei risparmi di spesa: le sezioni stralcio costano e così anche l’apertura a richieste di risarcimento meno ingessate e, dunque, potenzialmente più numerose. Il Parlamento – al quale il testo rimaneggiato è stato sottoposto per il parere di rito – ha indotto Palazzo Chigi a ricalibrare parzialmente il tiro. E così il codice è potuto arrivare al traguardo in prossimità del termine della delega, scaduta il 4 luglio. Niente da fare, però, per la proposta, caldeggiata anche dalle Camere, di spostare almeno all’inizio del prossimo anno l’entrata in vigore del nuovo testo, così da concedere un po’ più di tempo agli uffici per organizzarsi. Uffici che, tra l’altro, scontano una scopertura delle piante organiche sia tra le fila dei magistrati – dove si fanno, però, sentire anche le assenze dei fuori ruolo – sia in quelle degli amministrativi. E così si parte al rientro dalle vacanze.

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