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Il business del teleriscaldamento

TORINO – Strade scavate come trincee, spazi per le vie ridotti all’essenziale, lunghe file di auto tra ostacoli e parcheggi vietati, il panorama urbano di Torino è questo da mesi. I “buchi sotto casa”, come li chiamano i torinesi di quartiere, sono gli scavi per la realizzazione della più grande opera di rete per teleriscaldamento mai fatta in Italia. La rivoluzione dei prossimi decenni: via le vecchie caldaie, dentro i tubi con l’acqua calda. Grandi centrali alle porte della città, distribuzione capillare casa per casa, ottimizzazione del consumo energetico, calo dell’inquinamento, benefici economici per le famiglie nel passaggio dalla vecchia caldaia alla nuova distribuzione del calore. Progetto ambizioso che ha in Torino i suoi riflessi più visibili, ma che sta allargando i confini all’intera area metropolitana e a numerosi comuni piemontesi. Il progetto alle porte cittadine più vasto è quello che interessa l’area ovest di Torino, che comprende Rivoli, Collegno e Grugliasco. Una scacchiera complessa, con territori ad alta densità abitativa. Giuseppe Maria Chirico è il presidente di Sei Energia (da maggio di quest’anno in Kinexia ? società interamente a capitale privato, quotata a Piazza Affari ? che ha acquisito il 74,7% del capitale di Sei): «Abbiamo deciso di entrare nel teleriscaldamento per completare e allo stesso tempo diversificare il nostro business energetico con un’attività di dimensioni significative, che ci fa diventare la prima realtà in comuni non capoluogo di provincia». Il sistema-Sei produce 4,2 milioni di metri cubi scaldati, pari a circa 12.500 abitazioni. «Tutto questo ? aggiunge Chirico ? comporta una presenza importante sul territorio e una massa che giustifica un business che può dare una buona redditività». Secondo Chirico, l’incremento delle linee di sviluppo per i prossimi anni è valutabile intorno al 20%: un risultato che si otterrà, spiega il presidente, «sia attraverso un’ulteriore penetrazione nei luoghi dove siamo già presenti, sia con l’infilling, vale a dire l’infittimento della rete già esistente per raggiungere nuove realtà condominiali». Le centrali sono a Rivoli e Grugliasco e producono in totale 100 megawatt atermici e 20 megawatt elettrici. Tra gli scavi dell’area Torino ovest si aggiunge anche Settimo, già teleriscaldato dal gruppo Pianeta (che serve 5.500 utenze per una volumetria di 1,6 milioni di metri cubi): la rete di 19 chilometri il prossimo anno sarà estesa per più di 3 chilometri. Il teleriscaldamento ? peraltro ? ha radici già ramificate in Piemonte: basti ricordare le esperienze di Verzuolo (Ecotermiuna servizi), Bra (Olicar), Alba e Fossano (Egea), Acqui Terme (Acqui Energia), Frabosa Sottana (Termoenergy), Savigliano (Centro calor), Sestrieres e Bardonecchia (Metanalpi). Fossano, Racconigi e Cuneo sono obiettivi futuri di Cofely, società del gruppo francese Gdf Suez (15 paesi europei, 35mila addetti, giro d’affari di 8 miliardi). Cofely si è ritagliata anche uno spazio a Torino alla Spina 3 dell’ex villaggio olimpico. La società italo-francese costruisce centrale e rete e vende il servizio in ogni condominio. Giuseppe Zanca è il direttore del Polo progetti di Cofely: «Il teleriscaldamento è un buon business per chi se lo può permettere ? ragiona ? per chi può ragionare a lungo termine e mettere in conto rischi enormi». A cominciare dalla commercializzazione, più semplice nelle grandi aree urbane, più complessa nei paesi. Il livello minimo di abitanti è 10mila, ma spesso una buona parte delle case nei piccoli centri è già attrezzata con il riscaldamento autonomo. La risposta per Cofely però è positiva: «In genere gli utenti risparmiano non solo nella bolletta, ma anche nei costi di gestione o di cambio della vecchia caldaia». Nei progetti di Cofely c’è anche Cuneo, con tempi lunghi. La costruzione dell’impianto di Saluzzo è iniziata nell’ottobre del 2004. Oggi produce ogni anno 35mila megawattora di energia termica e garantisce, attraverso la sua rete di distribuzione di 12 chilometri, il riscaldamento a 3.200 famiglie e all’ospedale, evitando l’emissione in atmosfera di 10mila tonnellate di Co2. A Biella il teleriscaldamento è attivo da meno di un mese: Cofely ha progettato e realizzato la struttura e per 25 anni si occuperà con proprio personale della gestione della rete. Nel cambio con le vecchie caldaie le famiglie biellesi arrivano a risparmiare il 10% sul gas, il 20% sulla nafta e il 30% sul gasolio. Più complessa l’operazione Spina 3 a Torino, dove Cofely si divide il territorio con Iren, che si occupa dell’offerta di teleriscaldamento sul resto della città. A differenza delle reti telefoniche qui non c’è l’ultimo miglio: il gestore è anche il costruttore dell’impianto. Spiega Zanca: «A volte capita di voler fare degli scavi in una strada dove dall’altra parte c’è già un altro gestore. Ma non c’è guerra, si scava da un’altra parte».

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