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Ici e Chiesa, si fa ma non si dice

Si fa ma non si dice. Tacciono i papaveri del governo sulla decisione di far pagare l’Ici sugli immobili «non strumentali» delle chiese italiane (l’esenzione infatti sarà solo per gli edifici non commerciali) e si mordono il labbro anche le porpore. L’accordo sull’emendamento Ici, proposto dal premier Mario Monti, a quanto pare c’è seppur tacito. In memoria dei Patti lateranensi il cui anniversario è stato celebrato con grande pompa e folta rappresentanza proveniente di qua e di là del Tevere. Dall’Europa l’ennesimo plauso. Per Joaquìn Almunia, commissario Ue alla Concorrenza, «costituisce un progresso sensibile e noi speriamo di potere chiudere la procedura di infrazione contro l’Italia». Il defensor fidei della politica italiana, Pier Ferdinando Casini, conferma che non c’è conflitto e giudica «ineccepibile» la decisione di Monti. Secondo i Comuni entreranno nelle casse almeno 600 milioni di euro in più forse un miliardo.Tutti al lavoro sul lavoroSul lavoro il tavolo fra governo e parti sociali va avanti, ma l’impressione è che ormai il cammino sia tracciato. Insomma, la riforma ormai c’è. È l’apprendistato come forma di ingresso docile nel mondo del lavoro. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ne ha fatto un cavallo di battaglia: è una «importante scommessa» per il governo e dovrà rappresentare «una vera occasione di formazione per i giovani e non prevalentemente uno strumento di flessibilità in entrata». Lo ha spiegato a un convegno organizzato da Valore D, associazione di grandi imprese per sostenere la leadership femminile in azienda. Basterà all’Europa? Il presidente della Bce, Mario Draghi, già autore della famosa lettera d’agosto non molla: «Dovrebbero essere ridotte le rigidità del mercato del lavoro e dovrebbe essere accresciuta la flessibilità salariale», si legge nelle raccomandazioni contenute nel bollettino mensile in cui si sottolinea anche la necessità «di riforme ambiziose e di ampia portata a favore della concorrenza nel mercato dei beni e servizi».Non solo Silvio anche Pier SilvioContinua a montare il fango giudiziario intorno a Silvio Berlusconi. La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex premier e del figlio Pier Silvio, numero uno di Rti, e di altre dieci persone nell’ambito dell’inchiesta Mediatrade sulla compravendita dei diritti tv e cinematografici Mediaset. Evasione fiscale e violazione delle norme tributarie sono i reati attribuiti agli imputati. Intanto Berlusconi ricorda a tutti di tenere nel cassetto la poison pill del governo. Ieri al direttore di Libero, Maurizio Belpietro, ha spiegato che il Pdl sosterrà Monti «fino a quando attraverso questo governo potremo portare in parlamento quelle riforme che sono assolutamente indispensabili».Monti metterà mano in RaiIl caso Adriano Celentano a Sanremo, in cda la prossima settimana, porta con sè il caso più generale della gestione della Rai. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani invoca un intervento dell’azionista, ossia del ministro del Tesoro, Monti. Già si parla di possibili commissari e commissariamenti: da Claudio Cappon a Francesco Caio. Ma sotto sotto ai partiti è piaciuta la legge Gasparri che ha concesso guazza a tutti. Con il regime Monti, invece, non sanno come va a finire.

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