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I sindaci: «No alla regione Salento»

BARI – Un richiamo alla concretezza, all’attuale situazione politica ed economica arriva dai sindaci di Taranto e Brindisi a chi ha intrapreso la battaglia per la nascita della regione Salento. Un richiamo accompagnato, però, da un impegno dei due amministratori: non impediranno la convocazione del referendum per ascoltare i cittadini. Decisamente favorevole alla nascita della nuova regione, invece, la senatrice ed ex sindaca di Lecce Adriana Poli Bortone che ha già presentato un ordine del giorno al Comune per aprire il dibattito anche nell’aula di Palazzo Carafa. L’iniziativa dell’editore di Telerama Paolo Pagliaro, che presiede il movimento Regione Salento, ha riscaldato i cuori degli amministratori dei centri più piccoli (ben 106 su 146 si sono dichiarati favorevoli o disponibili). Non sfonda, invece, l’idea di una regione da un milione e ottocentomila abitanti tra chi guida il governo nelle città più grandi. «E’ un’ipotesi vecchia e superata dagli eventi – argomenta diretto il sindaco di Brindisi Domenico Mennitti, di centrodestra – quel che serve, oggi, non è affatto segmentare, ma unire e fare sinergia». Mennitti ha le idee molto chiare. «La regione Salento è stata dibattuta e archiviata, grazie anche alla lungimiranza di Aldo Moro, negli anni Settanta. Rispetto ad allora, la situazione è ulteriormente cambiata. Quindi via i vecchi schemi: serve una prospettiva nuova». Per Mennitti la vera sfida è far sistema con gli altri territori che condividono vocazione e interessi con la Puglia. «L’area adriatica ha dinamismo maggiore di quella tirrenica – spiega – le strategie vanno riviste in rapporto alla prospettive di sviluppo offerte dal mar Mediterraneo. Questo asse di grande movimento delle merci, che potrebbe raddoppiare nel prossimo decennio, è l’unico vantaggio offerto al Sud dall’Europa a 27. Per sfruttarlo non servono piccoli sistemi come una regione salentina. La moltiplicazione di soggetti fa perdere tempo e disperdere energie». Usa un tono meno perentorio ma argomenti simili, il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno. «Noi sogniamo che il nostro porto diventi il vero ingresso in Italia dall’Est e dall’Africa. Ma per ottenere questo risultato non serve davvero dividersi. La divisione priva di autorevolezza, un territorio più piccolo indebolisce». Stefàno, alla guida di un’amministrazione di centrosinistra, condivide le motivazioni della battaglia di Pagliaro soltanto in parte. «Occorre maggiore attenzione a Taranto e all’intero Salento da parte della politica regionale. Ma gli accenti diversi, le storie diverse dei popoli di Puglia non sono affatto ragionevoli presupposti per una secessione: la melodia è efficace quando note diverse suonano con armonia». Poli Bortone, invece, conferma il suo impegno – avviato tempo fa con colleghi sindaci di Taranto e Brindisi predecessori degli attuali – per la nascita della regione autonoma. «E’ un tema attuale, ancor di più ora in vista dell’attuazione del federalismo. L’esal-tazione delle autonome identità locali è un tema al quale non ci si può sottrarre con posizioni preconcette. Siano i pugliesi a decidere, con un democratico referendum». Si sofferma sulle difficoltà contingenti, infine, il prefetto di Brindisi Nicola Prete. «La regione Salento è una bella idea ma solo in teoria: difficile realizzarla in questo contesto storico di crisi economica».

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