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I residui rallentano i comuni

Ammontano rispettivamente a 2 e a 2,3 miliardi di euro i residui attivi e passivi dei comuni della Toscana fino al 2008. Il calcolo, eseguito dalla sezione regionale della Corte dei conti, mette in luce le somme accertate e non riscosse dal singolo ente e quelle impegnate e non spese. Si tratta di scompensi che, oltre una certa soglia, possono rivelarsi pericolosi per l’equilibrio gestionale dei comuni. La Corte, lavorando su informazioni relative al triennio 2006-2008, ha messo in graduatoria le situazioni più critiche, andando a scandagliare quanto vecchi sono i residui, se e quanto sono crescenti e, più in dettaglio, quanto i crediti (residui attivi) incidono sulle somme accertate e, parallelamente, i debiti (residui passivi) sulle somme impegnate. Una buona gestione infatti prevede che i crediti siano mantenuti nel conto fino alla riscossione o fino a quando non se ne dichiari l’inesigibilità, insussistenza o la prescrizione; analogamente i debiti vanno conservati fino all’avvenuto pagamento o fino a che non se ne dimostri l’insussistenza o prescrizione. Avviene invece in molti casi una riconferma magari legittima nella forma, ma che può nascondere problemi vari affrontati inadeguatamente, sottovalutati o addirittura sorvolati. Dall’indagine sul triennio, risulta che, in merito ai residui attivi, l’incidenza sul totale degli accertamenti risulta maggiore nell’area di Firenze per il 2006 e 2007, mentre per il 2008 l’incidenza più elevata si riscontra per l’area di Massa Carrara. In generale, si può osservare che il numero di comuni che presenta una elevata incidenza dell’ammontare dei residui per gli anni considerati raggiunge le percentuali maggiori nelle aree di Lucca, Livorno e Massa Carrara. A livello comunale, dai 287 enti 92 risultano particolarmente critici sotto il profilo della vetustà dei residui (precedenti all’ultimo quinquennio) superiore al 19% per tutti e tre gli anni considerati, con una ventina sopra il 40%, di cui 9 sopra il 50% (a Badia Tedalda è record col 135%). Secondo un altro parametro della Corte, il trend crescente dei residui vetusti, i comuni critici risultano 69. «Le partite vetuste hanno origini diverse – spiegano alla ragioneria di Badia Tedalda -. In particolare, i residui attivi sono legati alla mancata riscossione di multe e di tributi, specie l’Ici, che si trascina da anni per alterni problemi con Equitalia e l’autorità giudiziaria con i quali abbiamo sperimentato nel tempo infruttuosi tentativi di recuperare le somme. Solo di recente stiamo sperimentando lo strumento del fermo amministrativo del-l’autovettura del debitore, formula che si sta rivelando più efficace». Secondo gli uffici del comune «c’è poi, anche se non prevalente, la voce dei mutui non utilizzati per lavori che, sebbene terminati, subiscono un forte rallentamento sul piano contabile della rendicontazione da parte degli uffici tecnici. Per i residui passivi, siamo intenzionati da quest’anno a stralciare d’ufficio le partite accumulate». Incrociando le due liste (vetustà e trend crescente), con altri parametri, la Corte è arrivata a selezionare un elenco finale (aggiornato con i dati relativi al 2009) composto da 29 enti (che saranno scandagliati per eventuali indicazioni di misure correttive), di cui 3 risultano critici in base ai primi due indicatori, 25 rispetto al terzo (incidenza dei residui su accertamenti e impegni), ed uno, Massarosa (Lucca) risulta critico in entrambi gli elenchi. «È un problema che abbiamo ereditato dalla passata amministrazione – sottolinea Adolfo Del Soldato, assessore al bilancio del comune – e che avevamo sollevato quando eravamo all’opposizione. Una partita è quella da circa 2,6 milioni di euro di royalties che il comune deve ricevere dal soggetto gestore dell’impianto di compostaggio, col quale solo di recente siamo riusciti a concludere un accordo di progressivo rientro. Un altro residuo è dato dai mancati trasferimenti dello Stato come compartecipazione Irpef relativamente al 2007. Una partita che vale circa un milione è quella legata a Gaia, l’ente gestore del servizio idrico, al quale, tra l’altro, intendiamo trasferire un’altra partita ancora in bilancio: 5 milioni di contributo in conto capitale per la rete fognaria che presto non avremo più né in entrata né in uscita. Contiamo infatti di imprimere una svolta al problema dei residui con il prossimo bilancio consuntivo». In molti casi, infine, come a Bagno a Ripoli, la criticità appare legata soprattutto ai vincoli del patto di stabilità. «Non riusciamo a smaltire i residui di spesa in conto capitale – spiega il responsabile della ragioneria -. Assumiamo mutui a richiesta in base allo stato di avanzamento dei lavori che però siamo costretti a rallentare».

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