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I politici sono imbarazzati perché ora vanno d’accordo

Il disastro giapponese impone a tutti i Paesi del mondo una riflessione più approfondita sulla sicurezza effettiva delle centrali nucleari, ma è quasi ridicolo che questo dibattito sia più acceso in un Paese che di centrali non ne ha, e se anche decidesse di avviarle finirebbe col vederle funzionare tra 15 anni, che in Paesi dove sono installate e funzionanti decine di centrali. Egualmente appare autolesionistico sostenere che il governo italiano si è accodato alla coalizione antilibica senza sapere bene come e perché (il che è parzialmente vero) senza considerare che chi ha spinto in modo forsennato per i bombardamenti, cioè la Francia, ne sa meno ancora sull’esito e le conseguenze di una scelta che tutti sanno rispondere soprattutto a esigenze di politica interna di Nicolas Sarkozy. D’altra parte le posizioni assunte dal governo su queste materie, pausa di riflessione sul nucleare in attesa dei test europei e richiesta di coordinamento Nato all’azione verso la Libia, sono del tutto ragionevoli. L’ultima e la più impegnativa di queste scelte ha ottenuto l’esplicito sostegno di Giorgio Napolitano, che peraltro ha seguito e sostenuto passo per passo l’iniziativa internazionale dell’Italia e questo dovrebbe servire a riportare il confronto tra maggioranza e opposizione su di un piano razionale. Anche la differenziazione della Lega, che ha chiesto e chiede cautela e difesa dai rischi di un flusso incontrollabile di immigrazione clandestina, difficilmente può essere utilizzata per finalità di polemica politica efficace. In realtà le preoccupazioni della Lega sono fondate e comunque sono condivise da gran parte della popolazione, soprattutto negli strati popolari. La sinistra fatica a presentare, per puro spirito di opposizione, un’immagine guerrafondaia, che peraltro crea difficoltà con l’area antagonistica che cerca di riesumare il solito pacifismo antiamericano e antioccidentale. In sostanza, con sfumature diverse, in generale di carattere retroattivo, le maggiori forze politiche e parlamentari si trovano a condividere una posizione che corrisponde alla difficile difesa di interessi nazionali in pericolo. È difficile far emergere questo dato, che pure è reale, in un clima che da mesi è attraversato da tentativi di spallate. L’Italia, anche quella politica, di fatto è unita sulla collocazione internazionale e sul percorso preferibile per realizzare i propri obiettivi, ma paradossalmente sembra vergognarsi di riconoscerlo perché questo rinnegherebbe o almeno attenuerebbe la ricerca estenuata di tensione e di rottura che ha animato l’ultima fase del confronto.

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