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I lumbard alzano il prezzo del federalismo municipale

ROMA – La «boutade», come la definisce il presidente dell’Anci Sergio Chiamparino resta tale. Una «gaffe», in schietto stile bossiano. Tant’è che Calderoli è stato costretto ad una imbarazzata retromarcia, nonostante le conferme dei cronisti della «Provincia di Cremona». Ma un obiettivo nella sparata del Senatur, oltre a quello della provocazione molto probabilmente c’è. La Lega, infatti, a pochi giorni dal varo del decreto sul federalismo municipale e per ricompattare i propri ranghi scossi da guerre intestine, sta alzando visibilmente il prezzo. Ma perché nella rocciosa casa lumbard si è alimentato un vero e proprio clima da psicodramma dopo la sparata del vecchio leader? Perché si va a toccare un nervo scoperto della difficile scommessa del federalismo. Secondo Bossi, poi negato e smentito, non basterebbero ai Comuni i 15 miliardi già assegnati dalla relazione della Copaff, la Commissione paritetica sul federalismo, ma si può strappare qualcosa di più, convincendo Tremonti. Da dove prendere queste ulteriori risorse? In ballo c’è un boccone assai ghiotto, di altri 11,1 miliardi: ovvero le risorse che arrivano ai Comuni passando per le Regioni, i trasferimenti regionali. Si tratta di una partita assai scivolosa: sono infatti denari che le Regioni ricevono dallo Stato e smistano ai Comuni. Ma lo Stato questa operazione la fa in un modo che è stato oggetto di varie contestazioni e che lo stesso ministro dell’Economia Tremonti ha messo nel mirino. Degli 11,1 miliardi infatti 6 miliardi tondi vengono ripartiti tra ben 15 regioni a statuto ordinario mentre i restanti 5 se li spartiscono le Regioni a statuto speciale e le isole (Sicilia, Sardegna, Friuli, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta). Rivedere questo sistema naturalmente susciterebbe più di un mal di pancia. Per aumentare la quota dei Comuni e ripartirla in modo più proporzionale tra i «campanili» delle varie Regioni, sarebbe anche necessaria una fuga in avanti sul terreno del federalismo fiscale assegnando, in anticipo sul ruolino di marcia stabilito, compartecipazioni Iva e Irpef ai Municipi, i soggetti che stanno veramente nel cuore di Bossi. Non si violerebbe la legge 42 che all’articolo 12 attribuisce esplicitamente ai Comuni le compartecipazione Iva e Irpef, ma si scardinerebbe l’attuale intesa che rinvia questo passaggio solo alla cosiddetta «fase 2» del federalismo. Il sasso in piccionaia è lanciato, tra smentite e video riparatori dove Bossi si correggerebbe proponendo, in modo assai più innocuo, di accelerare l’assegnazione delle compartecipazioni Iva e Irpef alle Regioni invece che ai Comuni. Così l’attesa per il decreto sul federalismo municipale – che l’Anci chiede di vedere al più presto – cresce. Ad oggi, a fronte dei 15 miliardi, si può considerare pronta l’Imu, la nuova imposta municipale unica con tasse sulle transazioni ipotecaria-catastale e di registro, la nuova tassa sostitutiva del 23 per cento sugli affitti e, naturalmente, l’Irpef e l’Ici dalla seconda casa in poi.

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