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I dubbi dei governatori sui costi standard

ROMA – Il braccio di ferro nord-sud, anzi sud-nord, che scompare e riemerge come un fiume carsico e che spacca gli schieramenti politici. I governatori delle regioni e delle province a statuto autonomo che rivendicano la propria autonomia per star fuori dai costi standard sanitari. Il sistema del benchmark delle realtà virtuose che va incontro a profonde richieste di modifica. Mentre il ministro Raffaele Fitto chiede di mettere da parte gli opposti «estremismi», le regioni si preparano oggi a un complicato vertice «straordinario» nel tentativo di mettere a punto un parere unanime da trasmettere al governo sullo schema di decreto legislativo del federalismo fiscale per le regioni. Col capitolo che riguarda la sanità – in media il 73% dei loro bilanci complessivi – che rischia di trasformarsi in una vera e propria odissea, tante e tali sono le divergenze ai tavoli tecnici regionali. Obiettivo del vertice di oggi dei governatori è di limare le posizioni-contro, perché solo la compattezza sulle osservazioni da trasmettere a Economia e Salute, potrà dare loro forza e possibilità di incassare risultati concreti in vista dei prossimi passaggi istituzionali: quello parlamentare ma anche, ancora prima, la conferenza unificata col governo che potrebbe essere convocata il 21 o il 28 ottobre. Le regioni del sud, affiancate dal Lazio, hanno intanto confermato la volontà di fare quadrato. Per cercare di ritagliarsi spazi specifici, proprio loro che nella gran sono sotto commissariamento per la sanità e alle prese con complicati piani di rientro dal debito al vaglio del governo e in alcuni casi, come la Polverini nel Lazio, duramente contestati anche dai sindaci e dai medici (quelli dell’Anaao) pronti allo sciopero. Le richieste del sud sui costi standard sanitari, sono così più che mai sul tappeto al tavolo con le altre regioni: punto focale resta il calcolo della popolazione pesata con l’aggiunta di altri criteri. L’aut aut potrebbe arrivare al punto da bloccare il riparto dei fondi per il 2011. Per non dire della rivendicazione di inserire anche una realtà sotto piano di rientro tra le regioni benchmark: ipotesi che il ministro Ferruccio Fazio, ha respinto da tempo al mittente, senza negare però l’ipotesi di inserire nella rosa una regione del sud con i conti in regola. A fare la voce grossa sono intanto regioni e province a statuto autonomo (Valle d’Aosta, Trento e Bolzano, Sardegna e Sicilia). Sostenute in prima battuta dalla Sicilia che ha fatto da coordinatrice della protesta, hanno messo nero su bianco con emendamenti fotocopia la richiesta – in punto di Costituzione e in base alla legge delega – di essere escluse dalla disciplina dei costi e dei fabbisogni standard sanitari. Un rebus in più per il governo, ma non per le altre regioni che sostanzialmente condividono la protesta. Ma non solo. Nonostante la spaccatura sud-nord – che vede più tiepide le regioni del centro-nord governate dal centrosinistra e più oltranziste quelle a trazione leghista – sul benchmark affiorano ipotesi tecniche più o meno concordate a livello tecnico. Una, più di tutte: allargare il campione di tre regioni e considerare bilanci e risultati degli ultimi tre anni prima del 2013. Anche in questo caso si annuncia un vero e proprio braccio di ferro con l’Economia.

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