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I 20 anni tedeschi sono meglio dei 150 italiani

Nel 2011 l’Italia compie 150 anni, mentre in questi giorni la Germania celebra il 20 ° anniversario della riunificazione, dopo la caduta del Muro di Berlino (alzato nel 1961) avvenuta nel 1989. Italia e Germania sono i due grandi paesi che in Europa (seppure in momenti storici completamente diversi) hanno riunito popolazioni e territori sotto un’unica bandiera. Due paesi che si sono dovuti misurare con giganteschi problemi di integrazione sociale ed economica. Di qua il Mezzogiorno, di là l’ex Repubblica democratica tedesca. Fa una qualche impressione mettere a confronto le due esperienze. In termini di risultati economici e in termini di generale clima politico e sociale che accompagna i due appuntamenti, nel bel mezzo di una riforma del Patto di stabilità europeo destinata ad avere un impatto fortissimo nei prossimi anni. Quanto ai risultati, è un fatto che sia la Germania sia l’Italia hanno attuato imponenti politiche di sostegno pubblico per far crescere il Mezzogiorno e le regioni orientali dell’ex Rdt. A fronte di storie diverse (breve quella tedesca, molto più lunga la “questione meridionale” italiana) sono stati comunque impegnati, a diverso titolo, centinaia di miliardi di euro. Non che la Germania, dotata di un federalismo compiuto e corretto dimostratosi efficace, abbia risolto tutti i suoi problemi (il divario Ovest-Est c’è ancora, il reddito nei Lander orientali resta inferiore di circa il 30% rispetto al resto del paese) ma a vent’anni dalla riunificazione il centro di ricerca Ifo di Dresda può annunciare che dal 1991 al 2009 nei cinque Lander orientali il Pil è salito del 163%, da 107 a 282 miliardi, rispetto a una crescita del 49% nei Lander dell’Ovest (2.035 miliardi l’anno scorso). Altro dato, tra i tanti: sul fronte della produttività, nel 1991 nei Lander orientali servivano 77,2 ore per realizzare l’equivalente di mille euro di produzione, oggi si arriva a 28,6 contro le 22,3 dell’Ovest. Imponente lo sforzo per le infrastrutture: sotto questo profilo si può dire che la parità è stata già conquistata. Diverso il caso dell’Italia. Basterebbe la considerazione del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi del novembre 2009: il divario di Pil pro capite rispetto al Centro-Nord è rimasto sostanzialmente im-mutato per trent’anni. Nel 2008 era pari a circa 40 punti percentuali: il Sud, in cui vive un terzo degli italiani, produce un quarto del Pil e rimane il territorio arretrato più esteso e più popoloso dell’area dell’euro. Mezzogiorno d’Italia ed ex Rdt hanno dunque camminato a ritmi ben diversi. Pressoché in tutti i campi, compresi quelli di lunga prospettiva. Già nel 2006 l’indagine Ocse-Pisa segnalava che la percentuale di quindicenni con scarse competenze in matematica e lettere risultava doppia nel Sud d’Italia rispetto al Centro-Nord mentre in Germania il divario Est-Ovest era praticamente nullo. Quanto al clima politico sociale che accompagna i due appuntamenti con la storia, che dire? In Italia rincorriamo (ancora) l’asse stradale Ragusa-Catania e abbiamo il problema – dopo fallimenti di politiche pluridecennali, dall’intervento straordinario alle nuove politiche regionali – di “come” spendere i soldi per il Sud. La Germania corre al ritmo del 4%, ex Rdt compresa. Di Mezzogiorni, in Europa, ne è rimasto uno solo.

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