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Grandi città un po’ più grigie

E’ la “crisi” delle grandi città italiane sul fronte ambientale l’elemento che spicca maggiormente nella classifica annuale di Ecosistema urbano, l’indagine di Legambiente e Ambiente Italia giunta all’edizione numero 17. In una realtà che, per l’ennesima volta, non riesce a compiere decisi balzi in avanti (a parte alcune lodevoli eccezioni di cui si parla nell’articolo sotto), l’attenzione si concentra sulle controprestazioni dei capoluoghi di provincia con più di 500mila abitanti. La classifica generale, infatti, vede in (lieve) progresso la sola Torino, che scala tre posizioni ma si attesta comunque su un 74° posto tutt’altro che esaltante. Per il resto, Genova rimane la grande città con il migliore piazzamento, ma scende di 10 scalini (dalla 22ª alla 32ª posizione); Milano precipita dal 46° al 63° posto; Roma, che era 62ª, si ritrova 75ª. Al Sud, le performance già deficitarie di Napoli e Palermo peggiorano ancora: il capoluogo campano scivola al 96° posto (dall’89°) e quello siciliano è ora 101°, rispetto alla 90ª piazza della passata edizione. L’avvicendamento Tra le dieci città più popolose del paese, Bologna è – come l’anno scorso – l’unica capace di collocarsi nella top ten, confermando il nono posto finale. La testa della classifica fa registrare un numero limitato di variazioni. In primo piano l’avvicendamento tra Belluno, che si riprende il primato, e Verbania, che comunque può ben accontentarsi del secondo posto. La città veneta è alla terza vittoria nelle ultime quattro edizioni, veramente un esempio da seguire. Il podio si completa con Parma, nuovamente terza. Subito dopo vengono Trento e Bolzano, altre habituée delle parti alte della graduatoria. Le uniche due nuove arrivate nelle prime dieci sono Livorno (10ª, con un avanzamento di due posizioni) e, soprattutto, Pordenone, che sale addirittura 29 scalini: 37ª un anno fa, ora è ottava. Progressi e cali Non appartiene alla città friulana, peraltro, il progresso più evidente. Oristano, infatti, arriva 22ª guadagnando addirittura 52 posizioni; una in più di Avellino, che passa dall’80° al 29° posto. Sono 43 e 38, invece, le caselle scalate rispettivamente da Isernia (ora 52ª) e da Sondrio (che termina 35ª). Agli exploit corrispondono alcune cadute verticali. Peggio di tutte, sotto questo aspetto, si comporta Lecco, che era 30ª e adesso è 79ª, con un calo di 49 posti. Ma anche Rieti (da 32ª a 78ª, meno 46) e Campobasso (da 39ª a 70ª, meno 31) chiudono nettamente “in rosso”. Il divario territoriale Le città del Nord e del Centro confermano la loro supremazia, occupando tutte le prime 18 posizioni. Ma al Meridione qualcosa si muove. Se la 16ª edizione vedeva come prima rappresentante del comparto Sud e Isole Cagliari, al 29° posto, stavolta nelle prime 30 troviamo Salerno (19ª), Oristano (22ª), Potenza (26ª) e Avellino (29ª). Un segnale incoraggiante per un’area che, comunque, continua a monopolizzare la parte bassa della classifica. Sono meridionali le tre città di coda, con Catania e Crotone rispettivamente ultima e penultima, come l’anno scorso. Da notare anche che otto siciliane su nove compaiono tra il 90° e il 103° (e ultimo) posto: l’unica a ottenere un risultato un po’ meno deludente è Ragusa, 72ª . Al Centro la posizione peggiore è di Latina, che eredita da Frosinone la 100ª piazza. Il capoluogo ciociaro, invece, ora è 94°, una posizione più sotto rispetto a Imperia, ultima tra i centri del Nord.

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