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Governo Letta, oggi il doppio voto di fiducia

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Governo Letta, è l’ora della conta. Con un blitz pre natalizio, il Presidente del Consiglio, appena rientrato dal Sudafrica dove ha assistito alla commemorazione di Nelson Mandela, oggi si recherà prima alla Camera e poi al Senato per chiedere la fiducia al proprio Esecutivo. La necessità di una verifica parlamentare era stata espressa velatamente, le scorse settimane, direttamente dal Quirinale, a seguito della fuoriuscita di Forza Italia dalle larghe intese che sorreggono il Governo.
Così, in mattinata, sarà la Camera dei deputati a prestare orecchio alle comunicazioni del Presidente del Consiglio, per poi votare a favore o contro il proseguimento dell’azione governativa. Quindi, nel pomeriggio l’iter si ripeterà esattamente al Senato. Mentre a Montecitorio non dovrebbero esserci problemi per ottenere la maggioranza, a Palazzo Madama il Governo, seppur godendo di un numero di consensi sufficiente a rimanere a galla, dovrà fare i conti con precisione. 
Dopo il voto del Parlamento favorevole alla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, infatti, la compagine del Pdl confluita nella risorta formazione di Forza Italia ha deciso di andare all’opposizione, per quanto alcuni sottosegretari di area siano ancora in servizio nel governo. Ciò ha provocato uno smottamento di voti al Senato, dove la maggioranza, già claudicante, ha visto limitare al minimo il proprio vantaggio.
Dunque, quelli di oggi saranno i primi interventi di Letta in Parlamento dopo la ricomposizione della sua maggioranza, ma, soprattutto, saranno le prime parole del premier ai parlamentari dopo la bocciatura della legge elettorale decretata dalla Consulta lo scorso 4 dicembre.
Sicuramente Letta prenderà l’impegno solenne di fronte a deputati e senatori di dare al Paese, nel minor lasso di tempo disponibile, una nuova legge elettorale in sostituzione di quella ormai mutilata dalla Corte. Al momento, infatti, secondo le prime indicazioni, e in attesa del deposito delle motivazioni, sembra che il sistema in vigore sia un proporzionale puro con indicazione di preferenza, spogliato di premio di maggioranza alla Camera e liste bloccate, le due parti dichiarate illegittime dai giudici costituzionali.
Un metodo di elezione dei rappresentanti che non convince nessuno. Nelle ultime ore, infatti, sembra tornato fortemente in voga il maggioritario, sospinto dalla valanga di voti che ha portato Matteo Renzi alla guida del Partito democratico. Proprio il rapporto tra Presidente del Consiglio e neo segretario Pd sarà una delle questioni fondamentali della nuova stagione politica, che in Parlamento si apre ufficialmente oggi con il voto di fiducia al Governo. Ora, tutti saranno chiamati a confrontarsi con il sindaco di Firenze, leader a tutti gli effetti del partito più influente sui banchi parlamentari.
Ultima questione, ma di non minore importanza: le promesse di Letta per affrontare lo stato comatoso del sistema economico. Le proteste delle ultime ore stanno ingenerando un clima di tensione con pochi precedenti: poliziotti solidali, manifestanti, cortei zeppi di infiltrati dalle provenienze disparate, ma anche di lavoratori vessati da un fisco famelico e da opportunità di impiego sempre più scarse. Le proteste dei forconi, in questo senso, sono solol’ultimo segnale di un disagio crescente nel Paese, al quale la politica, ormai al minimo storico di credibilità, deve risposte immediate.

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